martedì 20 ottobre 2015

Quanto dura il simbolo di Ncd?

Negli ultimi anni i più attenti alle vicende politiche italiane hanno incontrato più volte storie di simboli "sopravvissuti" ai loro partiti: certi emblemi finivano nelle bacheche del Viminale anche quando il partito che rappresentavano per anni non aveva dato segni di vita (i Liberal Democratici che furono di Dini ne erano un esempio), oppure rimanevano affissi all'ingresso delle loro antiche sedi benché quegli stessi locali ospitassero da tempo le formazioni nate in seguito da quell'area (vedi alla voce "Margherita", per la sede del Pd a Sant'Andrea delle Fratte: la targa con il fiore è stata rimossa da non molti mesi). A leggere Il Tempo di qualche giorno fa, qualcosa di simile sta già accadendo al Nuovo centrodestra: un articolo di venerdì a firma Pietro De Leo si intitola infatti "Ncd, sotto il simbolo niente".
Volutamente provocatorio, il titolo coglie a modo suo una sorta di cupio dissolvi che ormai sembra avere avvinto il partito fondato e guidato dal titolare del Ministero dell'interno Angelino Alfano. Ha buon gioco De Leo a ricordare i pezzi persi via via: prima Nunzia De Girolamo e Giuseppe Scopelliti, poi Maurizio Lupi (che non è uscito da Ncd, beninteso, ma ha dovuto traslocare senza troppi complimenti dal Ministero dei trasporti) e Barbara Saltamartini, fino al probabile addio di Gaetano Quagliariello. Tutto questo mentre lo stesso Alfano sarebbe stato lasciato "lungamente a gestire in solitaria il dramma immigrazione", ma avrebbe continuato a sostenere il governo per non perdere la guida del Viminale, anche a costo di essere tenuto ben poco in conto nelle scelte della stessa maggioranza (dal mancato ritorno al premio alla coalizione vincente alla polemica delle ultime settimane sulla stepchild adoption relativa alle unioni omosessuali).
Per De Leo questo travaglio politico ha anche una rappresentazione grafica, tutta interna al contrassegno del partito: "Nel simbolo Ncd, di fatto, la 'd' di destra ha funto da orpello, specie considerando l’esercizio accademico dei due forni di postdemocristiana memoria: al governo con Renzi, in molte regioni con Berlusconi". Una "D" che già era stata messa fuori dal "quadrato" originale del simbolo e che, per giunta, in più di un caso è sembrata ballerina, come se fosse appesa a qualcosa. Questo nonostante Fabrizio Cicchitto abbia dichiarato da poco all'Huffington Post che Renzi al governo "sta facendo una serie di cose che a Berlusconi non sono riuscite" e, per giunta, "per salvare il Pd dallo stallo e il sistema istituzionale da una contestazione radicale è riuscito in quello che non riuscì né alla destra né a Bettino Craxi e neanche a Berlusconi: ha ucciso i comunisti". Giusto per dire che Ncd sta dalla parte migliore.
Lo stesso Cicchitto, peraltro, nella stessa intervista ha dichiarato che, a suo dire, "il Nuovo centrodestra deve entrare nell'ordine di idee che il suo nome è cambiato nella sostanza politica e deve cambiare nella forma", perché è tempo di costruire un nuovo centro che si allarghi a tutti coloro che hanno sostenuto Renzi fin qui, senza entrare nel Pd. La soluzione? "In tempi ragionevoli ma rapidi vanno superate tutte le sigle esistenti e va posto in essere un processo di rifondazione politico e culturale tale da unificare un campo che finora qualcuno, compresi alcuni renziani, ha trattato come 'un volgo disperso che nome non ha'". Morale, proprio Cicchitto ha di fatto certificato la fine di un partito che, tra l'altro, con l'avanzata dei verdiniani, rischia di essere assai meno determinante. Al punto che Ncd si sarebbe rivelato "l’invitato con posto in piedi al party del renzismo", un posto in piedi "per di più, vicino al wc. Ma l’importante è starci. Finchè non arriva il buttafuori". E chissà se il simbolo, da qui all'arrivo del buttafuori, sarà rimasto lo stesso o sarà cambiato...

lunedì 19 ottobre 2015

Milano, il mistero di Forza Nord

Quando si voterà a Roma, ancora non è ben chiaro: il comune dovrà essere commissariato, ma i tempi si vedranno prossimamente. Le elezioni sotto la Madonnina, invece, sono certe per l'anno prossimo: il test del voto per rinnovare l'amministrazione di Milano sarà certamente il più atteso nel 2016, assieme a quello di Napoli (solo quello di Roma, ovviamente, potrebbe ottenere maggiore interesse). 
Nessuna notizia certa sui contendenti al momento, anche se le ipotesi che hanno più spazio sui media riguardano proprio i possibili nomi in corsa. Nessuna indiscrezione palpabile sul MoVimento 5 Stelle (anche se la sua presenza sulla scheda è quasi scontata), vari nomi per il centrosinistra a guida Pd (in prima linea Emanuele Fiano e Pierfrancesco Majorino); nel centrodestra, invece, prima ancora che un nome si cerca una soluzione unitaria che tenga insieme Forza Italia, Lega Nord e magari il Nuovo centrodestra (non a caso si parla ancora della possibile candidatura di Maurizio Lupi).
Proprio al centrodestra "ufficiale", tuttavia, qualche outsider potrebbe portare un inatteso disturbo, potenzialmente in grado di intaccare il panettone di Silvio Berlusconi (improbabile candidato per Palazzo Marino) e Matteo Salvini (che quel posto lo avrebbe voluto, ma ora sembra più facile un suo passo indietro), ben determinati a riconquistare il capoluogo lombardo. La minaccia, peraltro, potrebbe non arrivare da chi aveva già confermato la candidatura, come Vittorio Sgarbi (con la sua lista personale), Corrado Passera (al battesimo ufficiale di Italia unica) o il redivivo Antonio Di Pietro (con l'Idv che fondò ma di cui non fa più parte?), bensì da una formazione, o addirittura una coalizione "pirata".
In questi giorni, infatti, stanno iniziando a circolare alcuni simboli "strani", che potrebbero essere pericolosamente evocativi delle liste principali del centrodestra, ma sono congegnati in modo da passare sostanzialmente indenni al controllo degli uffici elettorali, precedenti alla mano. Uno di questi, ad esempio, è intitolato Lega per Milano, con la prima e la terza parola in evidenza, su uno sfondo verdino con la sagoma geometrica del duomo di Milano sfumata in bianco-azzurro, mentre decisamente in primo piano c'è l'elemento centrale dello stemma meneghino, cioè lo scudo bianco con croce di San Giorgio rossa sopra. Quest'ultimo fregio, in effetti, potrebbe dare qualche problema, visto che da alcuni anni (dal 2013 per l'esattezza) le istruzioni per la presentazione delle candidature stilate dal Viminale - che i presentatori di liste sono comunque tenuti a rispettare - vietano l'uso di "simboli propri del Comune", cosa che già si è ricordata per il contrassegno già presentato da Sgarbi. In quel caso, tuttavia, lo stemma è completo di diadema e corona d'alloro, mentre qui c'è solo lo scudo, quindi la commissione elettorale potrebbe anche chiudere un occhio; tutto il resto dell'emblema, invece, non creerebbe alcun tipo di problema. Non la grafica, certamente non confondibile con quella di alcun'altra lista, ma nemmeno la parola "Lega": il Consiglio di Stato ha ufficialmente "sdoganato" l'uso di quel termine anche slegato da soggetti affini alla Lega Nord (in quel caso, Lega Toscana - Più Toscana), ritenendo che non potesse esserci alcun diritto di esclusiva per il Carroccio.
Anche più insidioso è un altro potenziale fregio elettorale, quello di Forza Nord. Il nome si presenta come una crasi tra Forza Italia e Lega Nord, senza essere nessuno dei due. La grafica in qualche modo ricorda quella di Forza Italia - in particolare il suo sviluppo orizzontale, senza bandiera, utilizzato soprattutto alle elezioni del 1996, ma non solo - essenzialmente per l'uso della font (un Helvetica compresso corsivo) e per le scritte "impilate", con tanto di banda centrale a sinistra e a destra. I colori però sono diversi (nero e verde fosforescente su fascia bianca, con due segmenti circolari verde e nero rispettivamente nella parte superiore e inferiore del cerchio.
Proprio perché il fregio è più insidioso, i funzionari della commissione elettorale potrebbero mettersi di traverso, ma non su tutto. A partire dal nome: in varie occasioni alle elezioni sono stati ammessi simboli contenenti diciture sul calco di "Forza ..." ma non legate a Fi, quindi "Forza Nord" non dovrebbe creare problemi. Nel 2012, addirittura, a Piacenza fu accettata la lista Forza Piacenza Insieme (alleata del Carroccio ma a sostegno di un candidato diverso rispetto a quello di Fi), che sullo sfondo aveva persino un tricolore; bisogna però ammettere che in quell'occasione sulle schede c'era il simbolo del Pdl e non quello forzista, cosa che può avere facilitato l'ammissione dell'altro emblema nonostante gli esposti di Forza Italia. 
Per qualcuno la differenza cromatica, unita a quella del nome, potrebbe essere sufficiente a scongiurare la bocciatura del contrassegno; per altri, invece, questa avverrebbe comunque a causa del carattere utilizzato, per giunta in Italic. Una diversa font, usata in tondo, potrebbe però bastare ad aggirare l'ostacolo; non si dimentichi che l'ammissibilità dei contrassegni alle elezioni comunali tradizionalmente è valutata con meno rigore rispetto alle scelte fatte dal Ministero dell'interno. Lo stesso Viminale che, per la cronaca, nel 1994 ammise in seconda battuta la versione modificata di Forza Sardegna, dopo che aveva rinunciato alla forma di bandiera "al vento" (accontentandosi di un vessillo rettangolare) e alla font Helvetica.
Resterebbe da capire, secondo il canone classico del complottismo, "chi c'è dietro". I buoni lettori di indizi (purché ovviamente siano drogati di politica fino al midollo) potrebbero riconoscere, ad esempio, la sagoma del duomo milanese già utilizzata nel 2004 alle provinciali dalla Lista per Milano città Metropolitana - Liberaldemocratici federalisti riformatori europei: candidò, tra gli altri, Pietro Mennea (curiosità: suo avversario per i Ds a Milano centro era Emanuele Fiano), Anna Belardi e Viola Valentino (all'anagrafe Virginia Minnetti). La stessa Valentino che, nel 2013, era candidata al consiglio comunale di Aviatico, nel bergamasco, con la lista dei Pirati. 
Non era - diciamolo subito - una lista legata al Partito pirata dell'Internazionale Pirata, ma candidava a sindaco Max Loda e aveva come portavoce nazionale Marco Marsili. Lo stesso che era riuscito a far ammettere il simbolo del Jolly Roger alle elezioni politiche del 2013 (presentando liste in Lombardia) e che negli anni ha "diretto" molte iniziative elettorali, alcune delle quali deliberatamente volte a mettere "sotto stress" le norme dettate per il voto. Qualche indizio forse non fa una prova, ma qualcuno potrebbe anche guardare con attenzione a cosa si sta muovendo in Lombardia, con la certezza che potrebbe uscire qualcosa di sorprendente. Sicuramente di non monotono.

domenica 18 ottobre 2015

Grillo: "M5S, via il mio nome dal simbolo? Si avvererà prestissimo"

L'idea non è nuova, se ne parla a ondate da circa un anno, prima solo come voce poi con maggiore consistenza. La consacrazione definitiva, però, l'ha data oggi Beppe Grillo in persona, alla festa Italia 5 Stelle a Imola: "voglio togliere Beppe Grillo dal simbolo, perché il movimento diventerà vostro".
Non è l'unica cosa importante uscita dalla kermesse del MoVimento 5 Stelle, naturalmente: il passaggio dal "vinciamo noi" al "governiamo noi" (emerso anche dalle parole di Gianroberto Casaleggio, che si è riferito espressamente al M5S come "forza di governo", "pronta a governare") è molto più rilevante e va sottolineato. Anche i passaggi sul contrassegno, tuttavia, meritano una certa attenzione. Tutto è partito da una considerazione generale, su quelli che "vogliono il logo" e "non hanno capito che non si può, un MeetUp degli attivisti, usare il logo": sul punto erano già intervenuti alcuni mesi fa Alessandro Di Battista e Roberto Fico con una lettera ai gruppi di sostegno sviluppatisi grazie al social network MeetUp, precisando che quelle realtà avevano un ruolo formativo, partecipativo e "di base" molto importante, ma il MoVimento era una cosa distinta e solo i portavoce eletti e le liste certificate potevano utilizzare il logo, registrato come marchio da Grillo stesso. 
Proprio lui, stavolta, rivela subito dopo alla platea di avere "un sogno... e si avvererà prestissimo": togliere, appunto, il suo nome - meglio, il sito col suo nome - dal simbolo, perché "il MoVimento diventerà vostro e basta, senza nomi, cognomi...". Si avvicinerebbe, dunque, il momento del "distacco", in cui il MoVimento 5 Stelle potrebbe camminare con le sue gambe, senza dover beneficiare per forza e in automatico del plusvalore mediatico apportato dal nome e dalla fama di Grillo. Qualcosa di simile, in realtà, doveva averlo comunque in mente da un po': il simbolo che Beppe Grillo ha depositato all'Ufficio italiano brevetti e marchi, infatti, non comprende il sito Beppegrillo.it (che invece c'è nell'omologo contrassegno registrato all'Ufficio armonizzazione del mercato interno, a livello europeo), per cui quell'elemento poteva non essere essenziale.
Resta solo da vedere a quanto corrisponde il "prestissimo" di cui ha parlato Grillo: settimane? Mesi? Alle prossime elezioni il simbolo - che ci sarà, essendo l'unico davvero pronto ad affrontare un voto con l'Italicum - sarà un po' più leggero o conterrà (magari) il nuovo sito del MoVimento? Toccherà proprio a Grillo e al suo staff svelarlo, quando lo riterranno opportuno. 

venerdì 16 ottobre 2015

Simboli contesi: il caso di Democrazia in (troppo) Movimento

Ma, alla fine, di chi è un simbolo di un partito o di un movimento politico? Del partito? Dei suoi singoli esponenti? Di chi lo ha rappresentato di più a livello apicale? Ce lo si è chiesti più volte negli anni, a ogni dissidio, scissione o dissoluzione di una realtà politica, per cui i giudici non sono mai rimasti senza lavoro. Uno degli ultimi casi finiti in tribunale ha riguardato Democrazia in Movimento, soggetto politico nato - secondo un'etichettatura forse troppo scontata - anche grazie all'apporto di soggetti esclusi dal MoVimento 5 Stelle, a partire dal ferrarese Valentino Tavolazzi. 
Molti forse non conoscevano nemmeno la sua esistenza, ancora più difficile dunque sapere che, soprattutto tra settembre e ottobre dell'anno scorso, l'associazione politica aveva conosciuto una fase decisamente concitata, arrivando ad avere contemporaneamente due presidenti (Alessandro Crociata e Gino Albettino), ognuno dei quali si riteneva pienamente legittimato a ricoprire quel ruolo, appellando l'altro come "ex associato" o "pluridimissionario e sfiduciato". 
Le acque, insomma, erano agitate proprio come quelle del mare stilizzato nel contrassegno di Democrazia in Movimento. E proprio in quelle circostanze si era arrivati, tanto per cambiare, a litigare sulla titolarità del nome e del simbolo di DiM, oltre che sulla gestione del sito internet. L'associazione rappresentata da Alessandro Crociata aveva dunque citato in giudizio Gino Albettino presso il tribunale di Palermo (città di Crociata e sede della stessa Democrazia in Movimento), chiedendo che ad Albettino, come "ex associato" di DiM, fosse inibito l'uso del nome dell'associazione e del suo emblema, nonché la chiusura degli spazi web di cui era titolare quest'ultimo e la "restituzione" del forum e del gruppo facebook corrispondente (mediante la consegna delle credenziali di accesso).
Sul punto, la sezione specializzata in materia di proprietà industriale del tribunale palermitano si è espressa alcuni mesi fa (23 febbraio - 4 marzo 2015), con un'ordinanza che, in sostanza, ha dato ragione a Crociata. Al suo interno, la decisione affronta vari punti, uno dei quali - al di là delle questioni formali sulla competenza e sulle forme di deposito degli atti, che qui non interessano - merita di essere messo in luce per primo.

martedì 13 ottobre 2015

Chi suggerì davvero la Quercia a Veltroni?

Non so quanti abbiano fatto il conto, ma il 9 ottobre sono passati esattamente 25 anni dalla svolta simbolica più dolorosa della storia della politica italiana. Risale a quel giorno del 1990, infatti, la presentazione di quello che sarebbe stato il nuovo simbolo del dopo Pci, ossia del Partito democratico della sinistra. Il cambio di nome da Partito comunista italiano a Pds sarebbe arrivato solo pochi mesi dopo, con il congresso di Rimini del gennaio 1991, ma il disegno di Bruno Magno era stato reso noto con un certo anticipo.
Lui stesso ha sempre raccontato di avere ricevuto le indicazioni necessarie a creare il nuovo emblema da Walter Veltroni; ora però alla storia si aggiunge un altro tassello. Ad apportarlo è Francesco Martelloni, storico leccese con la tessera del Pci e oggi redattore della rivista Itinerari di ricerca storica: in un articolo pubblicato da Left Avvenimenti, a firma Stefano Santachiara, riporta i suggerimenti che lo stesso Martelloni avrebbe dato proprio a Veltroni: quella da preparare sarebbe stata sì una trasformazione, ma "senza strappi alle radici", per cui il nome sarebbe mutato in Partito Comunista Libertario e si sarebbe dovuto inserire come simbolo anche "l’albero della libertà della rivoluzione francese, nonché della Repubblica partenopea e di quelle giacobine del ’99" Frase che, secondo l'articolo di Left, riecheggiava le parole dello stesso Achille Occhetto sul tema ("L’albero della libertà accompagnò la rivoluzione francese e fu piantato ovunque, in tutte le piazze dei paesi d’Europa"). 
Questa idea di cambiare senza strappare, probabilmente, avrebbe portato a un risultato molto lontano da posizioni come quelle oggi rappresentate dalla Spd tedesca, puntando invece a delineare (assieme alla "rottura con ogni cultura autoritaria e violenta") "il recupero dell’ispirazione originaria dell’equivalenza tra comunismo e libertà". Anche in quel caso, va detto, falce e martello si sarebbero dovuti togliere dal contrassegno, essendo per Martelloni "troppo angustamente rappresentativi di sole figure economico-sociali e professionali del proto-capitalismo”, ma nessuno avrebbe dovuto togliere "l’insopprimibile" bandiera rossa.
Come siano andate le cose è noto: nel nome non ci fu la parola "comunista" e il vecchio simbolo rimase, ma decisamente in versione mignon. Giusto per qualche anno, fino alla nascita dei Ds che cancellarono anche la bandiera che Martelloni voleva conservare. La pagina, però, era già stata decisamente girata da quel 9 ottobre 1990, quando fu piantata e mostrata la quercia.

lunedì 12 ottobre 2015

Il fumetto di Progetto Trentino

Si è allungato proprio in questi giorni l'elenco dei partiti che hanno ottenuto il riconoscimento da parte dell'apposita Commissione, la quale ha ritenuto che i loro statuti rispettassero i requisiti previsti dal decreto-legge n. 149/2013 per l'iscrizione nel Registro dei partiti politici. L'albo ora conta 21 presenze: mancano ancora il MoVimento 5 Stelle (per ragioni ben immaginabili visto che per ora l'iscrizione serve solo a rivendicare le provvidenze pubbliche) e il Pd, per ragioni molto meno comprensibili (in teoria lo statuto sarebbe pronto da tempo), ma gli altri partiti di peso ci sono tutti. E se nel Registro Ncd, Fratelli d'Italia, Psi, Sel, Lega Nord e Verdi c'erano dall'inizio (da ottobre dell'anno scorso, assieme ad altre sigle meno conosciute), all'ultima riunione della Commissione - in data 5 ottobre - si sono aggiunti anche i Moderati, Centro democratico, l'Italia dei Valori, la Svp e persino Forza Italia, dopo le modifiche allo statuto che all'inizio dell'anno erano in corso di studio, come aveva annunciato in Senato il parlamentare e avvocato di lungo corso Donato Bruno, scomparso di recente.
Tra i soggetti politici di fresco riconoscimento, peraltro, c'è anche Progetto Trentino, il cui simbolo è molto meno noto rispetto a quelli degli altri nominati sopra. In un Registro di livello nazionale, infatti, non si trovano solo partiti di caratura nazionale o al più regionale, ma addirittura provinciale, visto che il soggetto è chiaramente riferito alla sola provincia autonoma di Trento (non è l'unico caso, perché lo stesso potrebbe dirsi storicamente per i partiti "delle stelle alpine", ossia il Patt e soprattutto la Svp, ma in Parlamento sono presenti da tempo). Il sito del movimento cita espressamente come base per Pt il "patrimonio culturale e [il] sistema dei valori del popolarismo autonomista di tradizione cristiana", come pure la "grande tradizione del popolarismo italiano ed europeo", entrambe con l'attenzione peculiare per la sintesi politica delle varie posizioni. 
In cima alle priorità, per Pt, il superamento delle diseguaglianze e della povertà attraverso "politiche che premiano il merito, che incentivano la solidarietà, che rispettano le tradizioni, che supportano tutte le forme dell’associazionismo, che difendono la libertà e la democrazia", nonché l'impegno a perseguire un'economia sociale di mercato "basata sulla meritocrazia, sulla sostenibilità ambientale, sulla solidità e trasparenza della finanza pubblica", all'insegna dell'equilibrio tra competitività e giustizia sociale. Non si perdono poi di vista la cultura, la formazione e altre istanze necessarie a far ripartire la società, avendo come punto di riferimento il Trentino "capace di difendere la sua dimensione locale, di valorizzarla, ma anche di promuoverla nel contesto europeo" e restituendo spazio alla Regione Trentino Alto-Adige, "non tanto in chiave pantirolese, ma secondo l’intuizione degasperiana che vedeva nella Regione l’asse istituzionale portante del nostro speciale assetto autonomistico". Un tentativo - lo dicono gli stessi aderenti al partito - di "essere conservatori e riformatori, [...] portatori della cultura dalle forti radici ma anche attivatori di un’azione riformatrice che facendo i conti con le difficoltà dell’oggi sappia interpretare il patrimonio valoriale e culturale del passato alla luce delle sfide della contemporaneità". 
Tutto ciò sarebbe riassunto nel contrassegno che lo statuto di Pt così descrive: ""Lettere "P" e "t" rispettivamente maiuscola e minuscola disposte una di seguito all'altra, in carattere bastoncino, la "P" in colore arancione e la "t" in colore rosso ciliegia, inferiormente a quest'ultima è posta la scritta "PROGETTO TRENTINO" in carattere bastoncino di colore rosso ciliegia, disposta su due righe; il tutto un un cerchio bianco con un piccolo uncino esterno in basso a sinistra. Tale cerchio è a sua volta inscritto in un altro cerchio di colore rosso carminio sfumato in rosso ciliegia". Ove il "cerchio bianco con un piccolo uncino esterno" sarebbe poi un fumetto, facilmente riconoscibile nell'epoca di Whatsapp. 
Essendo nato nel 2013 (per iniziativa soprattutto di Silvano Grisenti), dunque, Progetto Trentino ha adottato la "nuvola parlante" prima di Mo!, soggetto che ha partecipato alle ultime regionali campane. Sembra comunque essere questo l'elemento grafico di maggiore novità, insieme all'uso dei colori, che rimanda più all'arancione della Cdu tedesca che ad altre esperienze italiane, magari della tradizione popolare (del tutto assente, per esempio, ogni riferimento blu o azzurro, colori democristiani per eccellenza insieme al bianco). Finora il soggetto politico non ha sfondato, alle provinciali (9%) e alle comunali di Trento (3,8%), ma continua le sue battaglie tendenzialmente in un'area di centrodestra, mantenendo il suo fumetto pronto all'uso.

sabato 10 ottobre 2015

La check-list (in preparazione) di Cittadini per l'Italia

Ricevo da un assiduo e attento lettore di questo sito, Luca Cenatiempo, questo messaggio: "Non dici niente sul nuovo simbolo di Scelta civica che è stato presentato quasi due settimane fa?". Non ho ancora detto nulla, è vero, un po' perché la questione legata alla Fondazione An mi ha sottratto molto tempo, un po' perché a Dublino l'attenzione era assorbita da altro. Ma è chiaro che la domanda-suggerimento coglie assolutamente nel segno: l'emblema di Cittadini per l'Italia, nuovo progetto politico in cui in sostanza vorrebbe evolvere Scelta civica per l'Italia (o, per lo meno, ciò che ne resta) merita sicuramente di essere analizzato.
Dal calderone simbolico si può dire che, in questo caso, siano state tirate fuori - e non è certo una novità - cose quasi nuove e cose antiche. Quelle antiche sono abbastanza facili da riconoscere, a partire dai colori: il tricolore, ovviamente, è quello di sempre, mentre il blu (un carta da zucchero un po' più scuro), oltre a formare con il verde, il rosso e il bianco la quadricromia tipica nazionale (tipica dei partiti catch-all), sembra stretto parente della tinta sempre blu, ma più virata al petrolio, adottata da Scelta civica per il contorno dell'emblema e parte del suo testo; persino la font utilizzata nel nuovo segno, Pluto Sans, somiglia abbastanza al carattere stile Nexa utilizzato per Scelta civica da Proforma.
Ci si fermasse qui, si dovrebbe dire gli elementi di svolta rispetto a Sc non si vedono granché bene, per lo meno dal punto di vista grafico: sul piano cromatico, ci si è spostati ben poco; per gli osservatori dotati di buona memoria, tra l'altro, la riga tricolore in quella posizione su fondo blu carta da zucchero ricorda piuttosto il precedente tentativo di Alleanza per l'Italia (non la prima versione con le api, ma quella con il solo fiore - come si vede, tra l'altro, oltre ai colori persino parte del nome coincide), dagli esiti non proprio felicissimi. Se è così, allora, dove stanno gli elementi nuovi nell'immagine del nuovo progetto civico-politico presentato dal segretario di Sc Enrico Zanetti? 
La quasi-novità grafica sta nel "tick", in quella casella quadrata "spuntata" che compare nella parte superiore del cerchio, con il segno di spunta che addirittura in parte fuoriesce dal tondo, dando l'impressione che l'immagine lì contenuta sia solo un dettaglio. Il "quasi" è dovuto al fatto che qualche precedente in tal senso c'è, nella grafica politica in generale sicuramente, ma anche negli emblemi di lista: il tick è pur sempre un segno di scelta (per cui, se ora quel concetto è espresso con la parola "Scelta", da qui in avanti lo si renderebbe con la grafica) e più di una formazione civica potrebbe averlo adottato. Lo ha fatto, per esempio, nel 2008, la lista civica "Cittadini di Formia", legata al nascente "progetto a 5 Stelle"), così come altre - sia pure in modo non sempre ortodosso - hanno utilizzato il classico "crocesegno" per invitare i cittadini alla scelta. Il fatto che sia stata usata una spunta e non una croce, però, non sembra secondario: più che all'atto del voto, infatti, fa pensare all'azione di chi, avendo davanti i vari punti di un programma amministrativo, segna proprio con un tick le promesse mantenute e lascia in bianco quelle rimaste inevase. Il fatto che Cittadini per l'Italia si sia dato quest'immagine evoca proprio questa operazione di check-list, questa sorta di celo-manca (o, se si preferisce, di fatto - non fatto) che, ovviamente, si vorrebbe desse sempre esito positivo (non a caso, l'unica casella inquadrata è piena, di vuote non se ne vedono).
Il secondo elemento di novità, in effetti, non è propriamente grafico, ma riguarda più che altro il momento e il modo in cui il nuovo simbolo apparirà. Vale la pena, per questo, ripercorrere le parole del segretario Zanetti: 
Il compito che ci dobbiamo dare per le prossime amministrative non è però quello di mettere bandierine con il nostro simbolo nazionale, bensì quello di promuovere e supportare una rete di liste civiche che siano ovviamente omogenee nei valori di fondo delle persone che vi aderiscono, ma assolutamente autonome, secondo appunto la logica della rete di civiche (...). Cittadini per l'Italia (...) è il simbolo della rete dei cittadini europei, liberal-democratici e riformisti che si impegneranno per il buon governo delle loro città e da cui potrà in futuro nascere, questa volta dal basso, la prossima lista civica nazionale, europeista, liberal-democratica e riformista. La prossima volta sarà ancora nella sostanza una Scelta Civica per l'Italia, ma sarà con e su chiamata dei Cittadini per l'Italia.
Salvo errore, parole come queste potrebbero anche significare che il simbolo di Scelta civica potrebbe non sparire del tutto, ma dovrebbe rimanere per lo meno in Parlamento (i deputati sono pur sempre stati eletti con quello), mentre alle elezioni amministrative verrà sostituito da quello di Cittadini per l'Italia, il cui emblema contrassegnerebbe così quelle liste civiche autonome tra loro, ma omogenee nel loro essere riunite in rete; il terzo passaggio, come lasciato intendere dallo stesso segretario, dovrebbe essere lo sbarco dello stesso simbolo locale a livello nazionale, una volta che si siano rese stabili effettivamente queste realtà territoriali. Probabilmente nemmeno questa è una cosa del tutto nuova, ma avere reso chiara e pubblica questa serie di passaggi è sicuramente positivo.