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sabato 30 aprile 2016

Roma, Meloni più grande di Fdi... nel simbolo

Sorprese poche, a ben guardare, nel simbolo che Fratelli d'Italia adotterà a Roma, per sostenere la corsa a sindaca della propria leader Giorgia Meloni: le osservazioni che si possono fare riguardano, al più, le soluzioni grafiche che sono state adottate. 
Le proporzioni del contrassegno sono più o meno quelle di altri emblemi partitici che circolano: due terzi dello spazio sono riservati alla grafica politica tradizionale, mentre il terzo rimanente (nella parte bassa) è dedicato al nome di chi è candidat* al Campidoglio. Vista però la particolare struttura composita del marchio politico di Fdi - che ha la "pulce" di Alleanza nazionale nella parte più bassa e certamente lì non poteva continuare a stare anche questa volta - i grafici hanno fatto la scelta di spostare il "bollino" di An giusto in centro (o quasi, essendo leggermente spostato verso il basso), per coprire il nodo tricolore di corde che accompagna il partito della Meloni dall'inizio; per l'esattezza, anzi, in questo l'emblema torna all'antico, perché da quando era stato inserito il simbolo di An nel 2014 le corde procedevano in modo lineare, con i colori sempre nella stessa posizione (come se, dunque, il loghino di An non avesse celato alcun nodo), mentre ora le tinte sono invertite proprio come nei primi disegni, direttamente mutuati dalle ultime campagne di Alleanza nazionale.
Risultato inevitabile di questa gestione degli spazi è l'emergere netto dell'espressione "Meloni sindaco" (nera su bianco), con il patronimico della candidata assai più evidente - e anche di poco più grande - rispetto al nome del partito. Il risultato finale, a dispetto delle proporzioni alterate rispetto al consueto, sembra comunque più gradevole dell'inserimento del cognome giallo tentato alle elezioni europee del 2014, una soluzione per fortuna abbandonata in fretta.
Al di là delle elezioni romane, è facile notare con il rapporto tra Fratelli d'Italia guidata da Meloni e la Lega Nord a guida Salvini sia sempre più stretto e non riguardi soltanto il livello nazionale o le grandi città come Roma e Milano: anche nei centri minori, infatti, i due partiti si trovano a collaborare e, magari, a presentare liste federate con i loro emblemi in vista. Accadrà per esempio a Casina, paese montano della provincia di Reggio Emilia, in cui una lista guidata da Alberto Bizzocchi - Liberiamo Casina - schiererà nel contrassegno elettorale le miniature dei due simboli della Lega e di Fdi. In un primo tempo si era parlato della presenza anche della "pulce" di Forza Italia, ma stando alle ultime notizie - condite da varie polemiche - non ci sarà. In un'epoca in cui i simboli di partito, nelle realtà più piccole, sono quasi sempre tenuti nascosti o comunque in secondo piano, colpisce sempre quando qualcuno sceglie di metterli in evidenza; vedere affiancati i loghi di Lega e Fdi, in ogni caso, più che una sorpresa è una conferma.

venerdì 29 aprile 2016

Le liste "molto colorate" (ma non tutte) di Giachetti

Quando ha reso note le liste a proprio sostegno, consegnandole a Rosy Bindi, Roberto Giachetti aveva in qualche modo divulgato anche i loro simboli, ma in rete era difficile distinguerli a dovere, visto che circolavano solo come miniature: era già stato reso noto l'emblema della lista di Radicali, così com'era abbastanza facile immaginare quelli del Pd, dei Verdi e dell'Italia dei valori. Le altre tre liste, invece, avevano una grafica da approfondire, per valutarne pure i dettagli: ora è possibile leggerle meglio.
Quella più intuitiva, in realtà, è quella di Una Rosa per Roma - Laici civici socialisti. La stilizzazione del fiore, infatti, ha decisamente qualcosa di familiare: le foglie somigliano a quelle della rose au poing adottata da Mitterand in Francia nel 1971, disegno che a Craxi sarebbe piaciuto per il suo Psi degli anni '80 (peccato che dalla metà del decennio precedente fosse già "occupato" dal Partito radicale e che solo nel 2006 - con il cartello elettorale della Rosa nel Pugno - sia stato sfiorato anche solo per qualche mese dai socialisti d'Italia). La corolla del fiore, invece, è quella della rosa realizzata nel 1994 da Ettore Vitale (e recuperata negli anni recenti dai Giovani socialisti) per cercare di far dimenticare - senza riuscirci, va detto - l'epoca craxiana del garofano; rispetto ad allora, tuttavia, i petali sono proposti in molti colori, sia per differenziarsi dal disegno originale, sia per indicare l'apporto di forze diverse rispetto al Psi, con riferimento ai "laici" e ai "civici" non strettamente di fede socialista. Il risultato grafico finale non è memorabile (rispetto alle due rose originali, il fiore frutto della fusione sembra mancare in qualche modo di "coerenza"), ma l'uso di colori di questo emblema lo rende, se non altro, inconfondibile.
Non si presenta meno colorato, a dire il vero, l'emblema della lista personale di Giachetti, battezzata con l'hashtag "#RomaTornaRoma", già usato come slogan in questi giorni; le tre parole sono scritte con rilievo sempre maggiore, per dare l'idea del percorso e, volendo, dei miglioramenti che si spera di ottenere. Il colore non è tanto il Terra di Siena che tinge la circonferenza, l'hashtag e il nome stesso della lista (caratterizzato dalla "e" di Giachetti arancione e curvilinea che da settimane marchia tutte le sue grafiche elettorali), ma quello delle bande che compongono il segmento circolare inferiore. Nessun colore primario, ma un'ipotetica scala di sei tinte che muovono un po' il simbolo e riprendono - anche qui - i temi grafici già sperimentati nelle settimane scorse nella comunicazione del candidato.
Da ultimo, un altro raggruppamento merita un minimo di attenzione: si tratta della lista Più Roma, che di per sé fa capire poco su chi siano i suoi demiurghi. Qualcosa di più si intuisce leggendo la specificazione "Democratici e popolari": informandosi si scopre che alla sua nascita hanno contribuito varie fonti cattoliche e vari personaggi politici, da Giuseppe Fioroni al demosolidale (ex margheritino, poi montiano e oliveriano) Lorenzo Dellai, fino a Bruno Tabacci, ciò che resta del gruppo di Scelta civica, la Comunità di Sant'Egidio e persino Francesco Rutelli. "Più Roma", piuttosto che accrescere o magnificare la città, sembra rimarcare l'esistenza di varie città di Roma, diverse realtà che vanno conosciute e aiutate; la stessa espressione, peraltro, può facilmente riferirsi anche all'esigenza di accrescere il senso di comunità. E se la lista si configura come formazione della "nuova cittadinanza", graficamente il legame con la storia e la cittadinanza sembrerebbe assicurato dalla stilizzazione ben fatta della pavimentazione di Piazza del Campidoglio e posta in basso. Curiosità: i tre simboli appena visti presentano font del tutto diversi tra loro, senza che ci sia una vera "regia grafica": in questo senso, dunque, alcuni miglioramenti si possono fare.

Simboli fantastici (15): Siracusa, la ricetta "allo sprofondo" di Friedrich Nicita

Nei giorni che si fanno frenetici mentre si avvicina la presentazione di liste e contrassegni, si avverte il bisogno di reagire a questa scarica di tensione e al fiume di carta che sta per scorrere. Il solo modo sano è una buona dose di cazzeggio meditato: si dà libero sfogo alla fantasia burlona, avendo cura di condirla con sufficiente seriosità, perché nessuno dica che si perde tempo in chiacchiere. Quel tempo lo si investe; se proprio si perde, almeno lo si fa con stile.
Viene allora da ripescare l'esperimento messo in campo nel 2013 da un gruppo di persone: sdrammatizzando l'attesa del voto per rinnovare l'amministrazione di Siracusa, scelsero di dare corpo e programma a un impagabile candidato sindaco (sarebbe stato il nono, quella volta): Friedrich Nicita. Passate oltre i suoi baffoni alla Borat, levatevi dalla testa ogni immagine di sindaco iperattivo che voglia rivoltare la città come un calzino: lasciatevi invece conquistare dal alcune frasi della descrizione presente sul suo sito. "La Sicilia orientale - si legge - è finalmente giunta al suo declino. [Egli] ha pertanto inteso rilanciare la propria città, Siracusa, come capitale dell’abisso e punta avanzata dello sprofondo verso il nulla. [...] Siracusa è per Nicita il modello perfetto dell’Eterno Ritorno dell’Uguale, e da qui è convinto si possa cominciare a scavare verso l’abisso". 
E nessuno pensi che in tutto questo non ci sia alcun ragionamento: Nicita si diceva infatti ricco solo di "un pensiero lucido e visionario insieme" e lui intendeva "metterlo al servizio della comunità cittadina per annientarla". Un programmino che avrebbe persino potuto intercettare più di qualche voto di protesta, se si fosse fatto lo sforzo di raccogliere le firme per i simboli "veramente falsi" a sostegno del candidato sindaco, Siracusa allo sprofondo e Nichilisti per Siracusa, con l'appoggio esterno dell'associazione Siracusa Metafisica. Lo spirito della candidatura, lo racconta oggi lo staff di Nicita, in una lunga chiacchierata surreale: giudichi il lettore se questo crogiolo di colpi di genio meritava il suo voto, nel segreto della cabina elettorale.


* * *

Friedrich Nicita, teorico dell'abisso. Vi piace questo titolo, per iniziare l’intervista?
Sì, il Sommo Maestro è un erudito, quindi l’aspetto teorico alla base del movimento nichilista e sprofondista è di fondamentale importanza, ma al contempo non va trascurato l’aspetto pratico. Noi siamo per un nichilismo attivo, un nichilismo del disfare. Il Sommo Maestro Friedrich Nicita ha voluto perciò attorno a se un cerchio magico di personaggi che ogni giorno, con le piccole azioni e con le grandi nefandezze, si adoperino per trasformare  il suo pensiero in pratica. Ricordiamoci sempre che “quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro; e quando il supersiracusano guarda a lungo nella sua vaschetta di patatine fritte, le patatine fritte guardano dentro le sue Hogan”.
L'idea centrale è "rilanciare Siracusa come capitale dell’abisso e punta avanzata dello sprofondo verso il nulla": ma serve più sforzo per migliorare o per peggiorare?
Siracusa ha nel dna tutte le caratteristiche dello sprofondo. Purtroppo però, come credo possa immaginare, bisogna lottare giorno per giorno affinché il pressappochismo, la mediocrità, il sano “me ne fotto” non vengano persi per strada nella quotidiana battaglia tra bene e male.
Lo slogan è “Bisogna tramontare”: sembra quasi di sentir parlare chi teorizza la decrescita felice. Anche il vostro disegno è in quel solco o c'è poco da stare allegri?
Il nostro tramonto non ha nulla a che vedere con la decrescita felice, ma piuttosto con una crescita villana e spropositata. Chi l’ha detto che se non ho i soldi per comprare i libri di testo a mia figlia in quinta elementare io debba anche rinunciare a un nuovo SUV BMW? Questo è il concetto che vogliamo portare avanti. Noi confidiamo nel saccheggio delle risorse (umane, naturali, economiche) come volano per un fine lenta e agonizzante.
Nichilisti per Siracusa: il simbolo più bianco degli ultimi anni. Significa che il niente è l'orizzonte cui tendere o che piuttosto il niente lo temete?
Il niente per noi è tutto e il bianco è nero!
Lo scarabocchio dell'emblema sembra poco decifrabile agli occhi dei non iniziati: è un disegno creativo e molto ispirato, alla Bruno Munari, oppure non significa davvero niente? E poi, come mai citate il duomo e non lo mettete?
Abbiamo voluto affidarci alla polisemia dell’oggetto materiale. Potrebbe trattarsi di uno scarabocchio, alcuni ci vedono uno sfregio, per noi rappresenta il caos a cui aspiriamo. Se citiamo il Duomo e non lo inseriamo saranno pure fatti nostri! Che sono fatti nichilisti, ovviamente.
Siracusa allo sprofondo: una pala ci seppellirà o, piuttosto, ci salverà? Nessuno aveva mai osato piazzare una pala in un simbolo, al massimo si era arrivati a una vanga. Sicuri che ci sia solo da scavare e che non serva a spalare o distribuire materia meno nobile della terra?
Quella pala scava in eterno e più va a fondo più si raggiunge la salvezza dello sprofondismo. Se per raggiungere il nostro nobile scopo sarà necessario dissotterrare materiali meno nobili e profumati del petalo d’un giglio, noi non ci fermeremo. Nostro obiettivo dichiarato è la corruzione della ragione attraverso i beni materiali di infima qualità, le attività futili, lo shopping compulsivo, il cospirazionismo da bancone, i vestiti leopardati, le polo con il colletto rialzato, le scarpe di dubbio gusto, il peculato e il familismo amorale. Scaveremo fino ad arrivare alle fondamenta della civiltà. Poi ci prenderemo un cappuccino e un raviola con la ricotta al bar.
Una lista non era sufficiente? E se proprio si doveva moltiplicare, perché non dedicarne una a una giusta causa, come la trasformazione degli stand di fritture in strutture permanenti? Quale poteva essere il simbolo? A proposito, come mai non presenta la lista l'associazione Siracusa Metafisica? E che simbolo ha?
Una sola lista sarebbe stata una mossa lineare e logica. Ma noi, non per ripeterci, siamo per il caos e la confusione, il dissolvimento delle strutture in nome dell’incoerenza. Parlando di caos e confusione, va aggiunto che la questione delle strutture permanenti per il cibo da strada è stata già discussa e abbiamo deciso che la soluzione attuale sia la migliore. C’è il rischio infatti che le strutture adibite al cibo da strada, se permanenti e inserite in un contesto normato, possano adeguarsi a standard qualitativi più elevati. E ciò va contro i precetti fondamentali del disfare nichilista. Riguardo l’associazione Metafisica siracusana, essa, essendo metafisica, c’è e non c’è; insomma è inafferrabile e interamente votata ad attività offshore.
Tornando al programma, il turismo sembra, più che un volano per l'economia (come dicono tutti), un cancro da estirpare o, almeno, da scoraggiare in tutte le maniere. Chi vi paga, la Tedeschia?
Stiamo per lanciare dei corsi gratuiti di diseducazione civica, borseggio e truffa alimentare che, ne siamo certi, incontreranno il favore di tutta la cittadinanza e ci saranno di aiuto a chiudere questa pagina del turismo una volta per tutte.
Altri tre punti del programma a caso: istituire i combattimenti di galli in Camera di Commercio. Era il luogo più salubre possibile?
Mens sana in corpore sano, diciamo noi. E se puoi fare una puntatina su un combattimento di galli è ancora meglio. Noi ci teniamo al morale dei lavoratori del tanto bistrattato settore pubblico.
Poi: Riqualificazione dell’ex autodromo per corse autoblu. Ma, dico, la più parte delle autoblu sta a Roma, volete farle scarpinare fino a Siracusa? O è riservato all'ARS?
Per le auto blu da Roma prima di ogni gara ci sarà un ponte aereo gestito dalla guardia di finanza e dalla marina. Abbiamo pensato a tutto.
Infine: Dialogo serrato con le associazioni femminili per uno shopping più giusto. Dite la verità: sarà questo a farvi vincere le elezioni?
Contiamo molto nel consumismo selvaggio, acritico, privo di qualunque freno. Riteniamo che per far saltare il tappo della civilizzazione si debba raggiungere una massa critica di consumi di oggetti inutili, costosi e brutti. Ma per raggiungere questo nobile scopo ci rivolgiamo a tutti, non solo all’associazionismo femminile. Il nostro è un messaggio universale che abbatte le barriere di genere e affratella l’umanità. Un sogno che diventa realtà quando siamo in coda sotto il sole a dodici chilometri dal centro commerciale e sbaviamo per la nostra porzione di pollo fritto in omaggio al fritt-o-rama e per i saldi nella boutique accanto alla friggitoria.

giovedì 28 aprile 2016

DemoDiretta, gli e-lettori protagonisti partono da Cagliari

Tra le forze che si misureranno alle prossime elezioni amministrative di Cagliari, ce n'è una che - al di là degli aspetti simbolici, comunque interessanti, di cui si dirà dopo - merita particolare attenzione, per la sua origine e per il progetto che propone ai cittadini. DemoDiretta non è solo una delle tante liste che faranno parte della coalizione di Piergiorgio Massidda (già parlamentare di Forza Italia e Pdl, ma stavolta si presenta con una connotazione civica, oltre che con un gran numero di liste): si concepisce, innanzitutto, come strumento di partecipazione dei cittadini. In senso letterale.
Il gruppo che ha iniziato quest'avventura è composto interamente da persone che hanno deciso di allontanarsi dal MoVimento 5 Stelle, all'indomani della mancata concessione del simbolo ufficiale da parte dello staff di Beppe Grillo. Dopo un periodo di decantazione - e dopo che qualcuno aveva verificato la possibilità, poi non concretizzatasi, di mettere in rete tutti coloro che, nel tempo, erano fuoriusciti dal MoVimento - hanno pensato di rimettersi in gioco con un nuovo progetto, per portare avanti idee che erano già in embrione nel M5S, ma potevano essere meglio concretizzate in un altro modo. 
"Attenzione però - precisa Massimo Turella, tra i fondatori di questa esperienza, insieme ad Alessandro Polese, Roberto De Santis, Nicola Di Cesare e Antonio Massoni - qui non si fanno paragoni con l'esperienza del MoVimento, non ci sono rimpianti, spiriti di rivalsa o di vendetta. Semplicemente, abbiamo preso atto di come quell'esperienza non fosse più positiva, essendosi rivelata diversa da quella che credevamo, e abbiamo cercato un'altra strada per cercare di ottenere risultati concreti a partire dai territori". 
DemoDiretta, come si diceva, non partecipa da sola alle elezioni, ma come parte di una coalizione: si tratta di una sostanziale novità, visto che fin qui la scelta di una corsa solitaria è stata un elemento costante per il M5S, ma anche per gran parte delle liste dei fuoriusciti. "Cagliari è una città bellissima - continua Turella - ma sta morendo, massacrata da anni di immobilismo, soldi buttati, vassallaggio nei confronti di Roma: si tratta di mettersi d'impegno per cambiare le cose. Lo facciamo aderendo alla coalizione di Piergiorgio Massidda, che non è un personaggio nuovo ma può fare cose buone per Cagliari, anche grazie a noi che siamo realmente nuovi".  
Il punto centrale del programma di DemoDiretta - anzi, da cui il gruppo stesso prende il nome - in realtà, è uno strumento che, partendo da Cagliari e dalla Sardegna, potenzialmente potrebbe essere esportato ovunque. "DemoDiretta - spiega Turella - è innanzitutto una piattaforma del tutto gratuita che consente a ogni cittadino di esprimere il proprio parere su qualunque tipo di questione: è sufficiente essere in possesso della firma digitale e si potrà firmare petizioni, partecipare a consultazioni indette dall'amministrazione comunale o da altri soggetti. Il voto, con questo sistema, è facile da esprimere, è assolutamente certificato e non può essere manipolato da nessuno".
Il sistema, cui ha lavorato soprattutto Alessandro Polese, era già allo studio da circa un anno; l'avvicinarsi del voto amministrativo ha dato al gruppo nuova spinta per arrivare a quello che potrebbe essere il primo tassello di una rivoluzione. "Il nostro primo obiettivo, ovviamente, è cercare di entrare in consiglio comunale per 'istituzionalizzare' il metodo DemoDiretta - chiarisce Turella - se però, da lì, un altro comune o un diverso ente fosse interessato a quella piattaforma, sarebbe un'ottima notizia e il raggio potrebbe allargarsi. Penso del resto che quel sistema sia il futuro: anche votare, in questo modo, diventerebbe molto più facile e meno costoso, nel giro di qualche anno sarebbe sufficiente dotare tutti di firma digitale e si potrebbero rivoluzionare le elezioni. Introdurre questo sistema per le consultazioni su temi determinati, tra l'altro, permetterebbe di avere un rapporto molto più stretto tra elettori ed eletti: non si violerebbe il divieto di mandato imperativo, ma il parlamentare sarebbe molto più responsabilizzato e cambierebbe idea con più difficoltà". 
Per distinguersi sulla scheda, DemoDiretta ha adottato un contrassegno particolare, impossibile da confondere: centro di tutto è la stilizzazione di una folla "triangolare" di sagome umane, vista di fronte, con la figura in primo piano messa in evidenza col colore. "L'idea - precisa ancora Turella - era di dare il senso della partecipazione del singolo all'interno della comunità: pur essendo in mezzo a tanti, cioè, la persona può essere speciale, ma non perché è diversa, migliore o peggiore... semplicemente perché ha un valore di per sé ed è giusto che lo esprima". Sopra a quel disegno c'è il nome del movimento/sistema, scritto su due righe e a due colori, con la stessa lettera che, ruotata di 180 gradi, può essere una "D" o una "a": "in qualche modo la lettera è vista a specchio, qualcosa che può ricordare il rapporto speculare tra eletto e cittadini, tra rappresentanti e base, qualcosa che oggi invece per noi non c'è".
In questo caso, peraltro, al nucleo centrale del simbolo si accompagna un QR Code che, se letto da un apparecchio mobile collegato alla rete, apre direttamente il sito di DemoDiretta. Sarebbe la prima volta che un codice simile finirebbe sulle schede elettorali, anche se in effetti un precedente mancato ci sarebbe. Un precedente nient'affatto casuale, se si considera che il primo emblema a contenere il QR Code era quello del Nuovo Movimento Sardegna: si trattava appunto della lista civica messa in campo all'inizio del 2014 dagli attiVisti sardi cui non era stato riconosciuto il simbolo del M5S, dopo che l'ufficio elettorale regionale aveva negato loro l'uso di un contrassegno che contenesse allo stesso tempo la parola "Movimento" e cinque disegni simili a stelle. Ancora meno si può parlare di caso se si considera che colui che concepì due anni fa quell'emblema, Antonio Massoni, è parte della squadra di DemoDiretta.
Ora, a dividere il simbolo dalle schede elettorali c'è solo la raccolta di firme, che verrà completata in questi giorni. Cagliari si prepara dunque ad accogliere su manifesti e schede il simbolo più moderno mai visto: certo in cabina elettorale il QR Code non rimanderà ad alcun sito - nessuno smartphone dovrebbe entrare lì dentro - ma servirà comunque per farsi riconoscere meglio.

Roma, Fi sta con Marchini (e Bertolaso butta il suo simbolo)

Alla fine la notizia è arrivata: qualcuno se l'aspettava da giorni, anche se non azzardava pronostici almeno su parte del contenuto. La notizia, ovviamente, è il ritiro della candidatura a sindaco di Roma di Guido Bertolaso, concertata evidentemente con Silvio Berlusconi
E' stata una nota di Forza Italia a informare i media che la corsa verso il Campidoglio dell'ex capo della Protezione civile si ferma qualche metro prima della partenza (quando ancora una manciata di ore le interviste e le dichiarazioni in circolazione confermavano il suo rimanere in campo) e che a beneficiare del sostegno di Fi e del suo leader non sarà Giorgia Meloni, ma Alfio Marchini, per il quale Berlusconi non ha mai nascosto le simpatie, anche se questo significa correre nuovamente al fianco degli ex compagni di strada (leggasi "traditori", almeno per qualcuno all'interno di Fi) di Ncd - Area popolare.
Al di là delle valutazioni politiche, strategiche e dietrologiche (non mancano mai, in attesa di leggere i "retroscena" sui giornali di domani), una considerazione sui simboli la si può fare subito. Sembra infatti chiaro che l'emblema Roma sei tu! pensato come "lista personale" di Bertolaso, in seguito al ritiro della sua candidatura, sia destinato a essere sacrificato: certo, la parola "sindaco" in astratto potrebbe essere sostituita con "per Marchini" o "con Marchini", ma in concreto è quasi impossibile, soprattutto perché è difficile credere che la "generosità" e lo "spirito di servizio" di Bertolaso possano arrivare al punto da trasformare colui che fino a ieri era il candidato sindaco prediletto dal leader di Forza Italia in un portatore di acqua illustre.
Diverso, evidentemente, è il caso del simbolo di Forza Italia, che nei giorni scorsi era circolato "personalizzato" col nome di Bertolaso. Qui è molto più probabile che basti sostituire il nome del candidato sindaco: un semplice ritocco grafico, rapido come lo scorrimento di una paletta nei tabelloni delle vecchie stazioni e il gioco sarebbe fatto, con l'emblema pronto ad affiancare i cuori di Marchini e di Roma popolare. 
A questo punto, il centrodestra resterebbe rappresentato da Marchini, da Giorgia Meloni e, salvo novità, anche da Francesco Storace e (per il Movimento sociale italiano di Saya e Cannizzaro) Alfredo Iorio: certo la decisione di oggi sposta qualcosa, ma non sembra ancora in grado di assicurare al centrodestra di arrivare al ballottaggio. 

* * *

Di seguito è giusto riportare il testo intero della nota di Forza Italia, emessa poco dopo le ore 13, per fotografare correttamente la situazione:

mercoledì 27 aprile 2016

Una Federazione popolare molto democristiana

Se ne parla poco in queste settimane, prese come sono le cronache dalle liste che spuntano via via tra Milano, Roma e Napoli (con divagazioni altrove), ma alle prossime elezioni amministrative potrebbe spuntare anche il simbolo dell'ennesimo repackaging dell'area riconducibile alla vecchia Democrazia cristiana. Alla fine di marzo, infatti, è stata fondata in uno studio notarile di Roma Federazione popolare, un soggetto politico che si propone di riunire varie realtà politiche ispirate "ai principi della religione cattolica e cristiana e ai valori riformisti e liberali".
L'emblema, abbastanza anonimo, contiene il nome (con "Popolare" in maggiore evidenza) sopra a una fascia tricolore leggermente piegata su se stessa e, sullo sfondo, le dodici stelle della bandiera europea in parte nascoste dalla scritta. Come si vede, non c'è lo scudo crociato - inutile, del resto, rischiare di infilarsi nell'ennesimo contenzioso legale con l'Udc e con altri eredi veri o presunti della Balena Bianca - ma sono pienamente democristiani coloro che hanno voluto la nascita di quest'aggregazione. Vale innanzitutto per Mario Tassone, leader del Nuovo Cdu e per Giancarlo Travagin, già segretario amministrativo della Dc guidata nei primi anni 2000 da Angelo Sandri e da anni a capo del suo movimento Alleanza Democratica (con il gruppo che fu di Willer Bordon e Ferdinando Adornato, ovviamente, nessuna attinenza). 
Vale però anche, in qualche modo, peri Popolari per l'Italia e per Mario Mauro, eletto negli anni con Forza Italia, il Pdl e Scelta civica, ma riconducibile senza troppi problemi a quell'area politica (come vale del resto per vari esponenti di Pi, a partire da Potito Salatto). Vale sicuramente, infine, per Giuseppe Gargani, già campione di Balena Bianca, passato attraverso varie formazioni (compresi i suoi Popolari italiani per l'Europa) e attualmente presidente di un "Comitato popolare per il NO al Referendum sulle modifiche alla Costituzione", nel quale si riconoscono più movimenti e associazioni e che vede come aderenti anche gli stessi Mauro e Tassone.
L'idea è, come si diceva, di presentare liste alle prossime amministrative, a partire da Napoli, sostenendo Enzo Rivellini (e forse anche a Novara, città in cui - lista autonoma o no - è già stato annunciato l'appoggio a Daniele Andretta; su Milano si sta ancora ragionando); al gruppo avrebbero aderito anche altri eletti in parlamento e assemblee e comunque si tenterà di radicare la formazione sul territorio nei prossimi mesi, oltre che di sostenere il "No" al referendum confermativo sulla riforma costituzionale assieme ad altri comitati che sono sorti in questi mesi. 
"Per chiara decisione dei soci costituenti - si legge in un comunicato - la Federazione Popolare è aperta agli altri movimenti e partiti che vorranno aderire, entro la metà del mese di luglio 2016, garantendo a tutti la pari dignità e una gestione condivisa dei percorsi politici da intraprendere". Toccherà in primo luogo agli elettori, peraltro, stabilire il successo di questa nuova aggregazione.

martedì 26 aprile 2016

Moderati per Salerno, una grafica da dimenticare

Per i promotori dell'esperimento, si tratta addirittura di "una start up tutta salernitana che ha l’ambizione di diventare un progetto nazionale". A parlare è il segretario di Scelta civica della provincia di Salerno, Giovanni D'Avenia: la start up in questione è la lista, nata da pochi giorni, dei Moderati per Salerno, un soggetto politico che si propone di tenere insieme la predetta Scelta civica, ma anche Udc e Nuovo centrodestra. Tre forze moderate appunto, che - a dispetto della presenza di Ncd nel cartello - correranno all'interno della coalizione di centrosinistra.
In effetti l'alleanza già rodata era quella che univa le due forze centriste, entrambe sostenitrici di De Luca alle regionali dell'anno scorso. Al gruppo, tuttavia, si è aggiunto anche il Nuovo centrodestra, in aderenza alla composizione della compagine del governo nazionale. Spiega l'evoluzione il responsabile provinciale di Ncd, Guido Milanese, secondo il quale "se Sel si candida in autonomia, significa che l’asse dell’amministrazione si sposta verso il centro", dunque c'è spazio anche per il partito di Alfano, più a suo agio da quelle parti che in un centrodestra con rischio di derive salvinian-lepeniane. Il tutto rafforzato dal fatto che candidato sindaco del centrosinistra è Enzo Napoli (già facente funzione proprio a Salerno alla fine dell'era De Luca), un candidato per cui Ncd avrebbe "fatto carte false" (tutte citazioni provenienti da un articolo di Carlo Pecoraro per La Città). 
A suggellare l'unione dovrebbe essere il simbolo adottato per la lista. Niente triciclo, perché forse graficamente non sarebbe stato l'ideale, ma l'emblema effettivamente in uso francamente è tra i più brutti e meno comunicativi visti sin qui. Dicono davvero poco il quadrato blu e il cerchio giallo in cui questo è inscritto. Ricorda almeno un po' il nuovo simbolo di Area popolare (di Ncd, da solo o in coppia con l'Udc) il mezzo cuore giallo appunto su fondo blu tratteggiato in alto a sinistra; a voler avere molta fantasia, la parola "Moderati" può rinviare alla nuova alleanza nazionale tra Scelta civica - Cittadini per l'Italia e i Moderati di Giacomo Portas, ma cavare fuori qualche altro messaggio da questo contrassegno - tra l'altro con le scritte ben poco centrate - è pressoché impossibile. All'alleanza politica delle tre forze si può augurare il meglio; l'esordio grafico, per ora, lascia molto a desiderare...

lunedì 25 aprile 2016

Se a Torino in Comune mancava la sinistra

Alle volte l'assenza di una parola, per piccola che sia, diventa pesantissima, tanto da dover correre ai ripari al più presto per colmare il vuoto. Qualcosa del genere sarebbe accaduto a Giorgio Airaudo e alla sua lista Torino in Comune. L'emblema, presentato alcune settimane fa, aveva già creato un certo interesse, per l'abbraccio "quasi da infinito" che era stato coniato come segno grafico distintivo. Mancava qualcosa però, a quanto pare, e non era il nome del candidato sindaco, presente fin dall'inizio.
Cosa si era scordato dunque Airaudo? "Ha dimenticato la 'sinistra', - ha scritto Lo Spiffero lunedì scorso - Un bel guaio per chi, come l’ex sindacalista Fiom, ha l’obiettivo dichiarato di ricostruirla, anzi di farla rinascere come araba fenice dalle ceneri democratiche ormai sepolte sotto le macerie del partito della nazione". Per questo, da una manciata di giorni, nella parte bassa del simbolo è apparsa la scritta "La Sinistra", in corpo anche leggermente maggiore rispetto ad "Airaudo sindaco". 
Il motivo, peraltro, non sarebbe (sol)tanto di posizionamento o di tradizione politica: si tratterebbe anche di evitare che un certo numero di voti prenda altre vie: quelle - sempre secondo Lo Spiffero - degli "ex compagni di ventura, passati armi e bagagli (o rimasti, a seconda dei punti di vista) sui lidi piddini". Di chi si sta parlando? Di Progetto Torino, lista che sostiene Piero Fassino ed è guidata dall'assessore uscente Gianguido Passoni: nel simbolo, oltre al nome, si legge infatti "Sinistra per la Città"
L'emblema, tra l'altro, è sempre rosso di fondo; cambia la parte inferiore, invece, tinta di arancione e con il profilo della città, che inizia con l'Arco Olimpico e termina con la Mole Antonelliana. Ovviamente nessun problema legale, visto che il termine "sinistra" non è certamente proprietà privata di una forza politica; per lo staff di Airaudo, tuttavia, non marcare la propria posizione a sinistra doveva sembrare troppo rischioso, così ha piazzato la parola al suo posto. Saranno le urne a dire se la modifica ha pagato o no.

domenica 24 aprile 2016

I Pescatori di pace gettano le reti a Roma (con Scilipoti)?

Ammettiamolo, in buona parte ci era sfuggito. Non ci eravamo accorti - noi, drogati di politica che cerchiamo di non perdere dettagli per altri insignificanti sulla vita pubblica del nostro paese - che alle ultime regionali, in Veneto, nella lista del Pd che sosteneva Alessandra Moretti c'era anche un certo Lorenzo Damiano. Particolare trascurabile, dite voi? Non esattamente: lo avessimo saputo, per esempio, saremmo stati edotti del fatto che costui era ed è tuttora il presidente di Pescatori di pace, un "movimento Cattolico di liberi cittadini, uomini e donne, residenti in Italia ed all'estero che condividono i valori del Cristianesimo e della Chiesa, della dignità umana, della centralità della famiglia, della libertà, della ricerca della pace in ogni sua forma, della responsabilità, dell'uguaglianza, della giustizia, della legalità, della solidarietà e della sussidiarietà".
Vi siete ripresi da questo elenco interminabile? Bene, giusto in tempo per sapere che quel movimento era nato durante un pellegrinaggio a Medjugorje ("È stato benedetto dalla Madonna", disse Damiano durante la campagna elettorale per le regionali), tant'è che l'effigie di Maria ha accompagnato anche i manifesti elettorali dello stesso presidente. Nello stesso lancio di agenzia - AdnKronos - si leggeva che lo scopo, già allora, era "evangelizzare la politica, dire che il Paradiso esiste, [...] riportare al centro i valori cristiani": traduzione inevitabile, secondo Damiano, era "basta con questa ideologia gender, il genitore 1 e il genitore 2, l’affitto di uteri, le adozioni gay, i matrimoni gay, le unioni civili". 
Veniva già allora da chiedersi cosa mai c'entrasse con la Moretti e con la sinistra una posizione simile (già più compatibile, al più, erano l'idea di chiudere alle 16 le aziende, per permettere ai genitori di curare i figli o gli anziani - spiegarlo agli imprenditori sarebbe stato più difficile - o l'istituzione di un assessorato "alla pace e alla carità" ... della Città di Dio?). Ora, guardando su internet, si scopre che i Pescatori di pace hanno un loro sito e una pagina Facebook: spulciando le informazioni, ecco emergere che il riferimento politico è cambiato. In successione, infatti, si vedono foto di Damiano alla presentazione del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi e, udite udite, vari scatti in cui il presidente del movimento è l fianco di Domenico Scilipoti Isgrò (sì, aveva il doppio cognome ma noi l'abbiamo sempre trascurato). Proprio lui, Scilipoti, ora eletto in Forza Italia, e che agli occhi di Damiano è "l'unico politico italiano che ha avuto e, ancor di più oggi, l'ardore di Testimoniare una Nuova politica di Amore e di Pace", risultando indubbiamente utile nel progetto di una "Nuova Evangelizzazione della politica nel nome del Cristo Vivente", così come il movimento si propone.
C'è stato nei giorni scorsi anche un incontro con il candidato sindaco di Forza Italia (e anche della rotondiana Rivoluzione cristiana) Guido Bertolaso, che alle sue spalle aveva il simbolo del movimento: un globo piatto, ombreggiato in blu, che porta in sovrimpressione - oltre al nome - una barca a vela sul mare increspato. La barca di Pietro, evidentemente, quella di uno dei primi "pescatori di uomini" che questa volte vorrebbe portare dei "pescatori di pace". E' molto probabile che l'emblema non finisca sulle schede elettorali: raccogliere mille firme non è una passeggiata e non è detto che il logo sia riconosciuto dai cittadini, ma di certo la campagna elettorale per le amministrative rappresenta per Damiano e il suo gruppo un'occasione di visibilità e di "esportazione" del progetto. Basterà per far andare la barca al largo e gettare le reti? 

sabato 23 aprile 2016

Area popolare accontenta il Ppe: via le stelle dal cuore

Certi cambiamenti vengono sbandierati o comunque sottolineati; altri si consumano in silenzio o avvengono in un contesto di "basso profilo", lasciando che sia il singolo ad accorgersi che non è tutto come prima, anche - e soprattutto - quando a cambiare è solo un particolare, più o meno significativo. Sembra sia accaduto proprio questo con il simbolo di Area popolare, che avrebbe iniziato la sua mutazione
Notarlo, obiettivamente, non è immediato: sulla pagina Facebook dei deputati di Ap non è cambiato nulla e anche nel sito del Nuovo centrodestra, almeno in apparenza. Se però si entra nella pagina dedicata alle elezioni amministrative, si scopre un post dedicato all'inizio della campagna elettorale: a prima vista non ci sarebbe stato un motivo particolare per inserirlo, almeno finché non si guarda l'immagine a corredo dell'articolo, che ritrae i simboli che correranno a Roma e Milano per Ncd. A quel punto tutto torna, perché si scopre che dal cuore giallo sfumato, varato solo pochi giorni fa, sono sparite le quattro stelle che rimandavano alla grafica del Partito popolare europeo. Tutto il resto - il fondo blu, la struttura dei contrassegni, ovviamente i riferimenti a Marchini per Roma e a Parisi per Milano - è rimasto uguale, ma quel dettaglio per i microscopisti della politica non è affatto di poco conto.
Solo all'inizio del mese, infatti, il segretario generale del Ppe Lopez Isturiz aveva detto che nessuna lista italiana avrebbe potuto usare il simbolo dei popolari europei nel proprio contrassegno, paventando anche azioni legali qualora fosse stato necessario. Angelino Alfano si era preoccupato di ridurre il problema, dicendo che i due emblemi erano diversi, non sovrapponibili e dunque non si sarebbe posto alcun problema; la prudenza, tuttavia, non sarebbe mai troppa e qualcuno deve avergli suggerito che le grane è meglio evitarle. Al primo uso elettorale del nuovo simbolo, dunque, poteva essere opportuno eliminare alla radice il problema del riferimento troppo esplicito, piuttosto che dover fronteggiare le critiche di qualche avversario e, soprattutto, l'ostilità del Ppe. Detto, fatto: per ora la modifica parte dal basso, ossia dalle città in cui Area popolare si presenta, ma è probabile che presto anche il nascente partito a livello nazionale metta da parte le stelle, affidandosi solo alla luce del cuore (e pazienza se Gianfranco Rotondi ci era arrivato prima, anche lui guardando al Ppe ma tingendolo di rosso, ricordando i colori dell'ultima Dc). Ai cambi simbolici e alle mutazioni sul nascere, del resto, in casa Ncd sono abituati fin dall'esordio...

Grazie a Vito Cardaci per la segnalazione

venerdì 22 aprile 2016

Napoli, con Lettieri rispunta Samorì (e non solo)

Qualche momento di gloria l'aveva vissuto tra il 2012 e le elezioni del 2013, come potenziale leader del centrodestra, alla guida dei suoi Moderati (italiani) in rivoluzione; lo si era visto in lista con Forza Italia alle europee del 2014, ma dopo di Gianpiero Samorì si erano perse le tracce (non per tutti a dire il vero, ad esempio per certi cronisti, anche di giudiziaria). Il politico modenese rispunta ora, a svariati chilometri di distanza: fa riferimento a lui, infatti, la lista Napoli positiva, abbinata all'emblema "nazionale" dell'associazione Italia 20.50 di cui appunto Samorì è presidente. Il suo vice è Arturo Diaconale, attuale consigliere d'amministrazione della Rai e da anni direttore del quotidiano L'Opinione: non a caso, "sottotitolo" dell'associazione è "la nostra Opinione", che riprende nella grafica della "O" la testata del giornale (la sede, del resto, coincide con quella dell'Opinione).
Il gruppo, ovviamente si colloca nel centrodestra: anzi, è nato a novembre proprio con lo scopo di "riunire le varie sensibilità politiche all'interno del centrodestra e di tutti coloro che si oppongono attraverso la propria azione politica al renzismo dilagante" (tra i gruppi fondatori, Rete liberale, Fare Ambiente. Tribunale Dreyfus delle garanzie e dei diritti umani e Vittime della Giustizia e del Fisco, gruppo che fu già di Diaconale; tra i primi sodali, anche Francesco Schittulli). A Roma alcuni candidati saranno inseriti nella lista di Forza Italia; a Napoli, invece, correrà una lista autonoma nella coalizione di Gianni Lettieri, diventando dunque l'ennesima formazione a suo sostegno (ma anche De Magistris, come si vedrà non scherza affatto).  
Al di là delle dichiarazioni a suggello dell'appoggio ("Lettieri viene dal mondo del lavoro, sa cosa vuol dire lavorare, affrontare quotidianamente problemi e successi. Il 97% dei parlamentari e dei sindaci non ha mai lavorato e non conosce nemmeno lontanamente la vita reale"), colpisce proprio il ritorno sulla scena pubblica di Samorì. Il simbolo scelto colloca il logo dell'associazione - un logo che guarda al futuro, intendendo i numeri come 2050, ma si rivolge anche soprattutto ai giovani e a chi lo è stato fino all'altro ieri - in una cornice che trasuda centrodestra di matrice berlusconiana da tutti i millimetri: lo dice l'arcobaleno-sentiero tricolore che sta circa a metà del cerchio, lo dice il fondo azzurrino/blu sfumato che sta nella parte bassa del fondo; le sedici stelle sul contorno interno, più che comunicare qualcosa di particolare, rimandano a esperienze del passato come a quella di Rinnovamento italiano (ma non solo). 
Con Lettieri ci sarà anche la lista Pensionati d'Europa, il gruppo nato giusto in Campania nel 2013 e guidato da Fortunato Sommella e già visto nelle bacheche dei simboli alle elezioni europee del 2014. Non si tratta ovviamente del Partito pensionati, da anni saldamente nelle mani di Carlo Fatuzzo; anzi, coloro che hanno fondato il soggetto politico e giuridico in gran parte hanno lasciato il Partito pensionati, non condividendone i metodi, ma certamente le battaglie e le persone da tutelare. Nessuna modifica, a quanto si sa, rispetto al simbolo originale, che porta la parola "Pensionati" in rosso e grosso su fondo azzurro, quando la parte inferiore è blu (con il passaggio cromatico "sfumato"), porta dodici stelle e contiene la dicitura "d'Europa". Il voto degli ultrasessantacinquenni a Lettieri sarà assicurato oppure no?

giovedì 21 aprile 2016

Roma, per Meloni e Bertolaso parlano i manifesti

Tratto dalla foto del manifesto
La sua campagna elettorale inizierà ufficialmente oggi pomeriggio, avendo Matteo Salvini al suo fianco alla Terrazza del Pincio, ma il simbolo della sua lista "personale" Giorgia Meloni l'ha già preparato e probabilmente i romani lo conoscono già. In alcune zone della città, infatti, sono apparsi alcuni manifesti per annunciare proprio l'evento di stasera e, nel mezzo, figura quello che ha tutta l'aria di essere un contrassegno elettorale.
La lista, si diceva, è personale e non potrebbe essere altrimenti, considerando che al centro di tutto non c'è un elemento grafico (come il Colosseo stilizzato e, ovviamente, reinterpretato in chiave tricolore): il nucleo del simbolo è il nome della Meloni, nel senso che, della dicitura "Con Giorgia Meloni sindaco" ad emergere su tutto il resto è la parola "Giorgia", che si staglia - font Helvetica Inserat - in negativo (in bianco, dunque) sul fondo rosso che colora più di metà del cerchio. Questa scelta grafica sembra essere la conferma, ove ce ne fosse bisogno, della posizione di leader della Meloni non solo all'interno del partito, ma anche nell'elettorato di destra (che come tale la ri-conosce) e, se si vuole, anche di come sia sufficiente il suo nome - anche senza cognome - a evocare il personaggio e il suo piglio.
Tratto dalla foto del manifesto
Mentre ci si avvicina alla presentazione ufficiale della campagna elettorale della leader di Fdi, resta ancora incerto il ruolo che avrà Guido Bertolaso nella partita delle elezioni romane. I media parlano con insistenza di un suo possibile ritiro, che ieri sarebbe stato a un passo e poi sarebbe sfumato, senza che l'ipotesi appaia del tutto tramontata. Di certo, in giro si sono visti anche i suoi manifesti personali: il simbolo in essi contenuto altro non è che lo sviluppo "tondo" del marchio quadrato inizialmente visto nelle immagini di propaganda elettorale e presentato dallo stesso Bertolaso all'inizio di aprile. Nel logo personale, a tinte rosse e blu, domina lo slogan "Roma sei tu!" e, all'incirca a metà, sopra la dicitura "Bertolaso sindaco" - Helvetica anche qui, ma semplicemente Black per il cognome e Light per la carica - si colloca la silhouette della zona monumentale di Roma (poco realistica ovviamente, tutte quelle bellezze non sono così vicine tra loro), come a voler far identificare i romani con i loro segni architettonici più importanti.
Quanto a Forza Italia, sarà pure spaccata al proprio interno (con una parte che insiste nella candidatura Bertolaso e un'altra che vorrebbe il suo ritiro, anche per non arrivare più che decimata in consiglio comunale), ma ancora solo una settimana fa l'AdnKronos aveva anticipato il simbolo di Forza Italia per le comunali di Roma: stessa foggia della versione già vista alle europee del 2014, con in più l'espressione (anche qui, in Helvetica Inserat, come la Meloni) "Per Bertolaso" in alto, sorta di contrappunto al cognome di Berlusconi posto in basso, costringendo la bandierina forzista a rimpicciolirsi un po' per farci stare tutto. Ora che Silvio Berlusconi ha ricevuto dall'ufficio di presidenza di Fi "di incontrare i leader del centrodestra per provare a lavorare ad una candidatura unitaria per il Comune di Roma", questo simbolo potrebbe non durare a lungo ed essere modificato, oppure - se Bertolaso restasse in corsa - potrebbe arrivare sulle schede. Simboli e liste vanno presentati nei primi giorni di maggio, ma certamente la decisione è questione di ore.

Grazie a Marco Castaldo per le foto da cui ho tratto i primi simboli

mercoledì 20 aprile 2016

Napoli, nuove liste crescono per Valente

Sulla carta non sarebbe facilissimo battere il record delle elezioni amministrative di Roma 2013, quando la scheda dovette contenere ben 40 simboli. Quest'anno, comunque, i candidati si stanno seriamente impegnando per insidiare quel primato. Vale per la Capitale, ma vale soprattutto per Napoli, comune in cui i principali candidati sindaci - con l'eccezione, ovviamente, di quello del MoVimento 5 Stelle - sembrano intenzionati a farsi sostenere da un numero consistente di formazioni. Qualcosa si è già visto in precedenza (soprattutto per Gianni Lettieri e Luigi De Magistris, che probabilmente sarà il vero top scorer quanto a liste coalizzate) e molto altro si vedrà in futuro: oggi vale la pena di conoscere meglio alcuni degli emblemi che sosterranno la corsa di Valeria Valente.
Il primo è quello di un'associazione che presenterà una propria lista civica, Immaginare futuro. Si tratta di un "movimento di cittadinanza attiva", nato nella municipalità Chiaia - San Ferdinando - Posillipo e presieduto da Samuele Ciambriello, già sacerdote passionista, sospeso a divinis nel 1990 dopo essersi candidato sotto le insegne di falce e martello: lui è stato consigliere regionale per il Pci-Pds, ora insegna Teorie e tecniche della comunicazione all'università "Suor Orsola Benincasa". L'idea è di puntare soprattutto a "un aumento dell’autonomia e potestà decisionale delle Municipalità", delegando ad esse "nuove competenze e poteri" (ovviamente nei limiti dello statuto) per lottare contro gli sprechi ed erogare servizi migliori ed efficienti, anche grazie alla maggiore vicinanza ai cittadini.
L'emblema, che nei colori dà quasi l'idea di una medaglia con riflesso di luce - col testo e una circonferenza interna incisi sopra - riprende in qualche modo il profilo del Vesuvio, già incontrato almeno in altri tre contrassegni visti fin qui: ritratto in piccolo e "da lontano" (come se fosse visto dal mare), tuttavia, sembra quasi una montagna da raggiungere, un orizzonte cui tendere tra sogno e realtà, un "futuro" cui guardare e che va immaginato da ciascuno e dalla comunità, appunto, per poter pensare di arrivare là insieme. 
Altro simbolo che si schiererà con la Valente sarà quello dei Cittadini per Napoli, ultima evoluzione del progetto nato come Scelta civica: sarà utilizzato dunque l'emblema dei Cittadini per l'Italia, "personalizzato" col nome di Napoli. Un sostegno pressoché scontato, quello alla Valente, essendo in coerenza con la posizione nazionale di Scelta civica (come aveva fatto notare Enrico Zanetti a tempo debito). A dare sostegno alla candidata del Pd dovrebbe arrivare anche il Nuovo centrodestra, che replicherebbe anche a Napoli la candidatura sotto le insegne di Area popolare (anzi, di Napoli popolare), sempre che prima si risolva la questione grafica del "cuore", sollevata nei giorni scorsi dal segretario generale del Ppe. La squadra politica della Valente, tuttavia, non si chiude certo qui: i prossimi giorni riveleranno certamente altri dettagli interessanti.

martedì 19 aprile 2016

Sosteniamo Milano con Emanuelli (e una strana "pillola" blu)

Vietato pensare che, in terra meneghina, se la giochino solo Sala, Parisi e il M5S Gianluca Corrado (del quale si parla ben poco, ma c'è). A puntare alla poltrona di sindaco di Milano ci sono varie altre persone, come il radicale Marco Cappato e Basilio Rizzo (per la sinistra), ma c'è anche chi dai partiti e dal loro sostegno si tiene ben lontano. Come Massimo Emanuelli, per esempio. Cresciuto professionalmente prima davanti ai microfoni delle radio libere, poi anche tra carta stampata, scuola e spettacolo, Emanuelli si presenta come candidato sindaco di Sosteniamo Milano, una lista civica, "anzi, siamo l'unica vera lista civica, le altre che si dichiarano tali sono composte da professionisti della politica, mentre qui ci sono solo cittadini: artisti, giornalisti, disabili, studenti, insegnanti, impiegati, commercianti, avvocati, architetti, medici, pensionati, giovani, anziani". 
Il gruppo intende perseguire scelte non connotate politicamente, ma "derivanti solo da buon senso, competenza e professionalità: a ogni problema cercheremo sempre una soluzione logica, mai ideologica". Prima traduzione del buon senso sarebbe il rispetto del principio del costo standard, per rivedere ogni spesa del comune e, indirettamente, "soffocare tutte quelle organizzazioni di parassiti che si frappongono tra i lavoratori ed il Comune". Che significa? "Se per cambiare un rubinetto, comprare un bus, pulire un’aula o far mangiare un profugo il costo medio verificato da un 'competente' è 100 - chiarisce il candidato sindaco - il Comune metterà a disposizione 100: ciò farà morire di morte naturale tutti gli intermediari". 
Le proposte di buon senso si tradurrebbero, tra l'altro, nel mettere a disposizione asili nido sufficienti per i residenti, facilitare il primo impiego ai giovani, ricreare le scuole civiche, integrare meglio aziende, scuole e università; e poi, ancora, rafforzare il sostegno e le possibilità lavorative per tutte le persone diversamente abili, ripristinare sicurezza e legalità e anche aiutare chiunque abbia bisogno di accoglienza, ma sempre nel rispetto del canone dei costi standard. "Milano ha sempre aperto le porte a tutti - spiega Emanuelli - ma se un rifugiato politico 'costa' 35 euro al giorno, deve riceverne altrettanti la nonnina che oggi vive con una pensione sociale di 490 euro al mese. E quei soldi devono andare direttamente ai bisognosi, non ai gruppi di parassiti di ogni specie che ingrassano sulle disgrazie altrui". 
"Buon senso e competenza" figurano anche nel simbolo scelto per la lista: al suo interno, le prime tre lettere di "Sosteniamo Milano" sono evidenziate in rosso, quasi per sottolineare che la città è in uno stato di emergenza, da Sos appunto. "Per certi versi è così, a causa delle scelte fatte dalle amministrazioni precedenti, motivate da troppa ideologia e poco buon senso", spiega Sergio Zanetti, capolista e responsabile delle relazioni esterne. "Certe decisioni, di Pisapia come della Moratti, sembravano spinte da linee politiche più che pratiche: lo si è visto sul traffico, su Expo, su tante cose. Alcune sono state dannose, se non addirittura suicide: l'attenzione all'ambiente, per dire, è di buon senso, ma pedonalizzare certe strade e piazze in nome del dio-bicicletta le ha desertificate per il commercio. Per far sparire un negozio bastano pochi mesi di chiusura al traffico, per riaprirlo ci vogliono anni".
Al di là del nome della lista e del candidato, però, è innegabile che nel simbolo risalti soprattutto l'elemento grafico centrale, a costo di lasciare perplessi o di scandalizzare gli osservatori. Impossibile che passi inosservata quella che ha tutta l'aria di essere la famosa pillola blu, un esemplare di Viagra debitamente marcato con la citata sigla Sos. E' davvero così o è tutto un gigantesco abbaglio? "Beh - ammette Zanetti, non senza un accenno di sorriso, anche perché l'emblema l'ha creato lui - la nostra intenzione era proprio di suscitare più interesse e interrogativi rispetto al solito Duomo stilizzato, alle mani che si stringono o alle frecce. Siamo arrivati a questa grafica tra il trasgressivo e il sorridente con un ragionamento piuttosto semplice: secondo noi Milano va 'tirata su' e occorre una medicina, da lì pensare alla pillola che 'solleva' per antonomasia è stato facile...".
Certamente la scelta è destinata a suscitare curiosità e perplessità, ma tutto è stato messo in conto: "Abbiamo rischiato critiche e prese in giro - riconosce il creatore del logo - ma questo, per assurdo, può darci più visibilità e aiutarci a far conoscere il nostro programma, che è serio quanto dev'esserlo quello di una lista civica: quel curioso oggetto, magari, attira l'attenzione anche sulle nostre bandiere del buon senso e della competenza, scritte in piccolo ma presenti. Non abbiamo mezzi adatti per contrastare Pd, Lega e M5S, al massimo possiamo permetterci la guerriglia, dando uno shock che permettesse a qualcuno di accorgersi di noi: al di là di quattro bigottoni che comunque non ci avrebbero votato, nel far sorridere qualcuno è più facile farsi vedere. Del resto, la nostra non è nemmeno un'idea tanto nuova: la 500X della Fiat, nella pubblicità, non era frutto di una pillolina di Viagra?" 
Eppure, proprio in quello spot, la pillola blu era esagonale, forse per evitare grane di qualche tipo con le case farmaceutiche produttrici, anche se il riferimento era chiarissimo ugualmente: come la si mette in questo caso? "In effetti anche noi abbiamo leggermente alterato la pillola nelle proporzioni, proprio per risparmiarci guai legali - conclude Zanetti - e comunque nella descrizione ufficiale abbiamo parlato di un rombo tridimensionale, se poi qualcuno lo interpreta come 'pillola dell'amore', beh, è libero di farlo...", E se poi, in questa vicenda, qualche azienda farmaceutica dovesse sentirsi lesa e volesse diffidare la lista perché cambi simbolo, di certo Sosteniamo Milano avrebbe più pubblicità che danno...

domenica 17 aprile 2016

Noi con Salvini (e Meloni), senza ammainare la Lega

Le deduzioni di chi pensava che a Roma a sostenere Giorgia Meloni ci sarebbe stata la Lega e non la Lega Nord, alla fine, si sono rivelate azzeccate. E ci aveva preso, in buona parte, anche Il Tempo, che pochi giorni fa aveva lanciato l'ipotesi di un possibile simbolo utilizzato da Matteo Salvini per appoggiare la corsa della leader di Fratelli d'Italia a sindaco della Capitale. 
In effetti, l'emblema per le elezioni amministrative presentato proprio oggi porta in primissimo piano le parole "Lega" e "Salvini", sulla base grafica del logo elaborato alla fine del 2014 per Noi con Salvini, il progetto parallelo alla Lega Nord pensato dallo staff del segretario leghista per capitalizzare anche al centro-sud il consenso costruito in buona parte dell'italia dalla persona di Matteo Salvini.
Il logo pubblicato dal Tempo
E' quasi certo che a curare l'elaborazione grafica del simbolo sia stato lo stesso team che aveva progettato il "marchio" di Noi con Salvini: a differenza dell'immagine che Il Tempo aveva anticipato, infatti, la parola "Lega" è stata scritta con la stessa font utilizzata in tutta la grafica, con lo stesso ingombro del cognome del leader leghista, ma ovviamente con più imponenza, essendo un termine più breve. Nella lunetta inferiore bianca c'è effettivamente il riferimento a Roma, ma non è tinto di rosso come emergeva dall'anticipazione del quotidiano romano: per cercare di conquistare il Campidoglio con la Meloni (mai citata nel contrassegno), probabilmente non c'è bisogno di ammiccare ai colori della città.
Tra "Lega" e "Salvini", peraltro, è stata conservata l'espressione "Noi con", probabilmente per garantire un minimo di continuità con il progetto che era stato affidato a Raffaele Volpi (e poi a Gian Marco Centinaio). La lettura, tuttavia, potrebbe essere diversa. Dall'inizio qualcuno aveva immaginato la possibilità di varare una "Lega Salvini" per "esportare" al sud il modello leghista, puntando soprattutto sul leader; il vertice, tuttavia, aveva ritenuto più prudente non spendere il nome della Lega, facendo perno piuttosto sul concetto identitario e comunitario evocato dalla parola "Noi". Dopo oltre un anno, tuttavia, c'è chi ha parlato di un progetto non particolarmente riuscito, in termini di risultati e di radicamento sul territorio; tanto vale, a questo punto, puntare tutto su entrambe le parole chiave del Carroccio, perché Lega e Salvini, in questo momento, sembrano un'endiadi inscindibile, un marchio unitario che separare è poco utile in termini di risultati. Anche a Roma.

venerdì 15 aprile 2016

Movimento CiVico CambieRà, per Ravenna senza stelle

E, alla fine, a Ravenna una lista per l'elettorato a 5 Stelle ci sarà; senza stelle, ma ci sarà. Nelle settimane scorse i giornali si erano occupati a lungo della diatriba che nella città romagnola aveva visto opporsi sostanzialmente due fazioni. Da un lato c'erano gli attivisti del meetup che sostenevano la candidatura di Michela Guerra (figlia dell'allenatore di pallavolo Sergio Guerra, avvocata e impegnata all'interno della clinica gestita dalla famiglia): lei aveva vinto la consultazione interna ed era appoggiata anche dal capogruppo M5S uscente in consiglio comunale, Pietro Vandini (già candidato a sindaco nel 2011). Dall'altro, un gruppo di persone si era raccolto intorno a Francesca Santarella, anch'ella consigliera comunale uscente: lei, che le cronache dipingevano come "da sempre ai ferri corti con Vandini", aveva annunciato di avere presentato allo staff milanese del M5S un'altra lista, perché fosse riconosciuta.
Una parte della stampa ha voluto inquadrare la querelle nella differenza di posizioni tra Vandini e la Santarella ("Più moderato il primo, che in passato ha avanzato critiche contro l’organizzazione interna del Movimento, chiedendo regole certe e condivise - aveva scritto Francesco Monti a marzo sul Resto del Carlino - Più ‘dura e pura’ la seconda, che ha puntato molto sulle battaglie ambientaliste e animaliste"); alla questione se n'erano aggiunte altre, comprese accuse di conflitto di interessi rivolte a Michela Guerra, prontamente respinte (ne ha parlato, per esempio, Giulia Zaccariello sul Fatto Quotidiano).
Lo staff avrebbe potuto certificare una delle due liste, chiedere agli attiVisti di Ravenna di esprimersi oppure non riconoscere a nessuna delle due formazioni l'uso del simbolo del M5S. Alla fine si è verificata proprio l'ultima eventualità, svelata da una frase in coda a un post del sito Beppegrillo.it il 18 marzo: "Il MoVimento 5 Stelle non si presenterà a Caserta, Latina, Ravenna, Rimini e Salerno". Nessuna possibilità, dunque, di vedere sulle schede l'emblema ufficiale stellato: gli elettori ravennati del M5S rischiavano così di rimanere del tutto "scoperti" alla prossima consultazione. E invece...
... e invece Michela Guerra sulla scheda ci sarà, con la sua lista e il proprio simbolo. Non potendo utilizzare quello del M5S, è stato schierato il nuovo emblema del Movimento ciVico CambieRà: dopo le perplessità iniziali, la Guerra e il suo gruppo hanno deciso di non mollare il colpo. "L’idea di continuare - ha scritto sempre Zaccariello sul Fatto - è arrivata dalla gente, dalle centinaia di feedback che abbiamo ricevuto in questi giorni, per email e per telefono. Abbiamo pensato di non buttare via il progetto che avevamo costruito, ma di riproporlo nella forma di una lista civica. Una realtà innovativa, che in questa campagna elettorale non c’è". La stessa lista, in effetti, dovrebbe contenere buona parte dei nomi già ricompresi nella formazione presentata allo staff M5S per la certificazione; tra i candidati non figura Pietro Vandini, ma da lui - che alla conferenza stampa era a fianco della Guerra - arriverà sicuro sostegno in campagna elettorale.
Il simbolo adottato per questa corsa alle amministrative è piuttosto diverso - e non poteva essere altrimenti - da quello ufficiale del M5S, anche se alcuni elementi di continuità grafica ci sono. Il riferimento, in particolare, è alla circonferenza rossa di contorno, alla parola "Movimento" e alla V rossa e maiuscola segnalata nella parola "Civico", che per qualcuno potrebbe rimandare alla V di fantasia del V-Day passata prima al segno della Lista CiVica a 5 Stelle e poi al M5S. La Guerra è consapevole delle parentele grafiche del suo emblema, "ma è stato realizzato da professionisti, è a prova di contestazione – ha ribadito, come ha riportato ancora Monti sul Carlino – anche se forse qualcuno, non avendo altro da fare, cercherà di dare fastidio su questo punto". Certamente sono nuovi altri spunti, come il termine "Cambierà", con le ultime due lettere tinte di rosso come riferimento a Ravenna, l'inserimento del nome della candidata (mai possibile anche nella primissima fase delle Liste CiViche) e il Palazzo comunale - o "Palazzo merlato" per i ravennati - in filigrana sullo sfondo, con tanto di statua di San Vitale che spunta davanti (la foto matrice è evidentemente stata scattata abbastanza vicina al palazzo). 
Le somiglianze di simbolo non dovrebbero comunque creare problemi, essendo "Movimento" un termine comune e avendo la V rossa un rilievo grafico molto ridotto rispetto all'originale: certamente far conoscere il nuovo emblema in poche settimane non sarà facile, ma il gruppo lotterà comunque.