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martedì 8 gennaio 2013

Se la rivoluzione parte dal cervello

Di immagini sui contrassegni elettorali, in 67 anni di consultazioni italiane repubblicane, se ne sono viste di ogni tipo, specialmente da quando ciascuno con il suo scanner (e la complicità di Photoshop) può importare e adattare qualunque contenuto grafico. Mai però, prima d'ora, qualcuno aveva piazzato in bella vista nel tondo da stampare sulla scheda nientemeno che il cervello umano. Anzi, l'encefalo,visto che ci sono anche cervelletto e bulbo nel disegno che campeggia sul simbolo che il "Partito della rivoluzione culturale" ha depositato da poco presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi e che sembra del tutto intenzionato a presentare anche alle elezioni.
A dare la notizia, nei giorni scorsi, è stato il sito Giornalettismo.com, ripreso poi da altre testate locali, soprattutto quando hanno adddirittura preso corpo comizi in strada, a bordo di un'auto rigosamente marchiata col nome del partito e dotata di altoparlanti. E' accaduto pochi giorni fa a Forlì, dove si è presentato in persona il fondatore del gruppo politico, tale Consiglio Milantoni da Cesena. E' stato lui, a quanto pare, a definire il motto del suo partito e a piazzarlo nel contrassegno, giusto sopra al cervello, in modo almeno un po' inquietante: "Pensa al tuo futuro". Una via di mezzo tra un memento mori e una campagna assicurativa, il tutto scritto in rosso su fondo azzurrino sfumato, uno stile decisamente retrò.
A voler riassumere il programma del movimento in un paio di righe, si può andare nella pagina Facebook dello stesso partito, non ancora abbastanza frequentata: "Annullamento del sistema politico attuale. Capovolgimento dei comportamenti degli attuali politici e della pubblica amministrazione". Buttare all'aria tutto, insomma, come in una vera rivoluzione. Già, c'è la rivoluzione civile di Ingroia e compagni, e c'è quella culturale di Milantoni. "Noi - si legge nel programma, che pure non si trova più, ma CesenaToday l'ha letto - ci rivolgiamo al Popolo italiano con un linguaggio semplice, concreto, fattivo, perché rifiutiamo il "politichese", i discorsi oceanici, inconcludenti, senza senso, tedianti e noiosi. […] Il Partito della rivoluzione culturale chiede il consenso di chi non ama i corruttori, i corrotti, le ruberie del denaro pubblico, lo spreco delle risorse pubbliche utilizzate per opere inutili".
E non sarebbe una cattiva idea, a pensarci bene, una vera rivoluzione culturale, che magari - visto il cervello in prima linea - pensi a valorizzare davvero i talenti che escono dalle università, che vorrebbero fare ricerca ma non sanno dove trovare i soldi per farla e vivere. Milantoni, però, non sembra proprio di primo pelo e fa riflettere: chissà se a lui piace Giorgio Gaber e chissà se si ricorda un suo pezzo di lancinante bellezza come I reduci. "Tutto che saltava in aria / e c'era un senso di vittoria / come se tenesse conto del coraggio, la storia", una storia che finisce coi rivoluzionari "come reduci laceri e stanchi, come inutili eroi". Magari un finale diverso non ci starebbe male.

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