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domenica 1 maggio 2016

Simboli fantastici (16): Il Pci e gli altri, una politica da pedalare

Dio - o chi per lui - benedica le parodie, sempre e comunque. Anche in politica, naturalmente. Lo avevano capito bene gli uomini politici di prima o di seconda fila che non avevano avuto il privilegio di essere messi alla berlina da Alighiero Noschese: i più costernati erano proprio loro, non potendo beneficiare di un po' di fama gratis et amore Dei (con la complicità di Mamma Rai). Perché quindi, oltre che chi la politica la incarna, non prendere di mira anche ciò che di più appariscente quel mondo ha, cioè i simboli dei partiti?
Certo è che, una volta avviata, la macchina della parodia è difficile da fermare e i suoi effetti possono arrivare anche molto lontani nel tempo. In rete se ne sono accorti qualche giorno fa, quando l'associazione Salvaiciclisti-Roma ha fatto sapere che avrebbe partecipato alla manifestazione European Cycling Challenge 2016 (ECC2016) sotto le insegne del Pci. Ovviamente riferendosi al Partito ciclista italiano, che dell'emblema del vecchio partito di Gramsci e Bordiga riprende quasi tutto - per lo meno della sua versione rimaneggiata degli anni '50 - dalla sigla alla doppia bandiera, ma al posto di falce, martello e stella piazza la stilizzazione a stencil di una bicicletta, ovviamente gialla come la grafica impone.
L'immagine, va detto subito, non è stata creata ad hoc, ma è la stessa associazione romana ad ammetterlo, attraverso il suo portavoce Paolo Bellino: "Il logo viene da Dadaciclo, un gruppo di ciclisti che lo ha inventato una quindicina di anni fa - ha spiegato a Repubblica - ciclicamente riappare. Ultimamente è stato riproposto dai Salvaiciclisti Bologna e così abbiamo deciso di rifarlo anche noi". 
Alla scelta, in effetti, non si è arrivati in modo lineare (alla base, come si legge nel sito, c'era il fallimento di un percorso condiviso con le altre associazioni legate alla "ciclabilità" sulla scelta di un logo comune per partecipare alla manifestazione, per cui si è pensato soprattutto a un'immagine che rappresentasse "un’istanza di liberazione da un modello di mobilità, e dunque di vita, che ci viene imposto e che consideriamo dis-umano") e si deve aggiungere che anche su Facebook qualcuno aveva manifestato dubbi: per chi non aveva colto l'ironia, quell'emblema era troppo "di parte". 
Chi invece aveva apprezzato lo spirito dell'operazione, ha acceso la miccia della parodia e gli effetti si sono prodotti a cascata: un gruppo di volenterosi, come Marco Pierfranceschi e Pietro Bruno, ha iniziato a taroccare un simbolo dietro l'altro, fin quasi a completare l'arco ciclo-costituzionale, postando tutto nel gruppo Facebook dell'associazione. E se un'area politica non piaceva molto e la fantasia non era ancora sazia, via di Photoshop e la si è accontentata (anche per conto terzi, esaudendo richieste o traducendo in grafiche idee e disegni primordiali): uniche regole, mantenere leggibile la struttura originale del segno e conservare la sigla originale del partito (o almeno una sua parola fondamentale).  
Per una certa riverenza verso la storia e verso i partiti maggiori del passato, ad esempio, tra i primi emblemi rivisitati c'è stato quello della Democrazia cristiana, trasformato in un inevitabile Daje Ciclisti, con lo stesso modellino di bici piazzato sul braccio orizzontale dello scudo crociato a dare il senso di "libertas". Un tarocco simbolico, questo, che tra l'altro può scatenare le perversioni dei drogati di politica: l'autore della parodia avrà scelto appositamente il simbolo del Comitato nazionale della Dc guidato da Raffaele Lisi per la propria creazione - magari invertendo sapientemente le cifre dell'anno, per qualche ragione oscura ai più - o avrà semplicemente pescato dalla il primo scudo con parvenza democristiana, sicuro che uno valesse l'altro?
Subito dopo è toccato a un altro protagonista della Prima Repubblica, il Psi craxiano, riconvertito in Pedalare senza inibizioni, tra l'altro perfettamente in linea con un certo rampantismo sfrenato e godereccio degli anni '80: la bici al posto della corolla del garofano, però, era di certo più salutare del circo di nani e ballerine cui si era fatta l'abitudine. Qualcun altro l'ha buttata sull'ambiente e sulla salubrità dell'andare in giro in luoghi non inquinati: più ancora che il simbolo dei Verdi (non ancora saccheggiato, a quanto pare), è tornata utile l'edera repubblicana, col nuovo acronimo Pedala respira intensamente. Il velocipede che occhieggia in trasparenza dietro la foglia, tuttavia, non brilla per grafica riuscita; molto meglio, senza dubbi, il ciclo-Psdi che sostituisce la socialdemocrazia con SaliteDiscese e integra perfettamente la bicicletta tra i raggi del sole nascente dal mare. Unico scontento del polo laico, il Pli, non ancora parodiato: verrà anche il suo turno?
Su un altro dei simboli storici, quello del Msi, le forze e le idee si sono spaccate: c'è chi ha mantenuto la sigla, proponendo il Movimento salvaiciclisti italiano; chi ha preferito il Movimento ciclisti italiano (sfrattando la sigla dalla base trapezoidale per ricoverarvi sopra una bici) e chi, con la stessa sigla, ha concentrato tutto sullo slogan di complemento, Pedale nazionale. Curioso: tutti e tre i creatori, non si sa se volontariamente o meno, hanno utilizzato non tanto grafiche tradizionali (tranne forse la prima, che però con i colori e le fattezze inganna), quanto piuttosto quelle del Msi "rifondato" di Gaetano Saya e di Maria Cannizzaro. Saranno contenti o penseranno di fare un comunicato di protesta?
Non era ancora spenta, però, la voglia di creare. Doveva essere così per forza se, dopo un po' di giorni, è stata scodellata una delle soluzioni graficamente più elaborate e interessanti: Lega la Bici. Dell'emblema originale del Carroccio è rimasta la parola più importante, così come si ritrova ben riconoscibile Alberto da Giussano; il grafico, tuttavia, è riuscito a piazzarlo in sella a una bicicletta, sulla quale dev'essere per forza in equilibrio precario, non avendo mollato neanche per un attimo spadone e scudo con leone alato. La finezza della soluzione non sta solo nel nome scelto e nel velocipede spuntato sotto la statua, ma anche nell'avere modificato ad hoc il nome Salvaiciclisti nell'hashtag #SALVinicoICICLISTI (infilando il leader leghista dove nemmeno se l'aspettava, una mossa un po' alla Di Nunzio, se si vuole) e nell'avere sostituito il riferimento alla Padania con il marchio di Aerospoke, guarda caso sotto al "Sole delle Alpi" che ricorda vagamente una ruota.
A quel punto, l'inventiva poteva spingersi fino alle ali estreme dell'arco ciclo-costituzionale, prendendosi la licenza di viaggiare nel tempo. Così, se per l'estrema sinistra sono stati ripescati i demoproletari, ripensando per loro una Democrazia pedalatrice (con il pugno chiuso che sembra stringere un manubrio da corsa), per l'estrema destra funziona bene Casa Pound, trasformata in Casa dei Pedali, con la bici perfettamente collocata sul carapace della testuggine.
Il punto più alto, però, si è probabilmente raggiunto con l'emergere, sempre nel gruppo Salvaiciclisti, della prima scissione, che non poteva riguardare che il Pci da cui tutto era cominciato, vista anche la naturale tendenza di quell'area a polverizzarsi sempre di più. "Abbiamo intercettato un nucleo scissionista. Stanno cercando di corrompere la linea ferma del Partito Ciclista", si è letto su Fb, per annunciare il Patito cialtroni italiani. Chissà che la "r" mancava di proposito o è stata effettivamente lasciata per strada dal potenziale gruppo di coloro che credono "nella ciuffa e nel buon vino". Al posto di falce e martello, il profilo di un tappo a corona da far saltare (con una pedivella che spunta per fare il manico della falce) e un forchettone che acchiappa una salsiccia, il tutto con una struttura grafica che richiama - più o meno consapevolmente - il partito dei Carc.
A questo punto, c'è quasi da rimpiangere il fatto che nessuno abbia ancora pensato di far votare il tarocco preferito di ciascun utente? E se, approfittando del voto già previsto per le amministrative, a qualcuno venisse voglia di proclamare un election day, ovviamente con l'impegno a raggiungere i seggi rigorosamente in bici?




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