venerdì 19 agosto 2022

5 simboli riammessi: nuova puntata di #RomanzoViminale

Fonte: www.interno.gov.it
Alle ore 16 di ieri è scaduto il termine per accogliere l'invito del Ministero dell'interno a modificare i contrassegni ritenuti confondibili o usati senza titolo, a integrare i documenti presentati o, al contrario, a presentare opposizione alla richiesta, chiedendo l'intervento dell'Ufficio elettorale centrale nazionale presso la Corte di cassazione. Di quest'ultimo passaggio si potrà dare conto solo nelle prossime ore, quando saranno rese note le decisioni del collegio di magistrati; nel frattempo, in compenso, si può dire che cinque forze politiche hanno seguito le indicazioni del Viminale e hanno visto riammettere il loro fregio elettorale, che dunque figura nell'ultima bacheca dei contrassegni ammessi, in coda a quelli regolarmente "approvati" martedì 16 agosto (dunque dopo Italia dei Diritti).
Dopo le ore 21 di ieri, infatti, sul sito del Ministero dell'interno è apparsa la notizia in base alla quale il numero complessivo degli emblemi ammessi era salito a 75, appunto dopo le ultime riammissioni. Non vengono indicate le ragioni relative ai singoli casi di forze politiche riammesse (né, del resto, era stata data specifica notizia sulle valutazioni che avevano portato a ricusare 14 emblemi e a ritenerne altri 17 non in grado di consentire la presentazione di liste), così ci si deve limitare a ciò che si può intuire attraverso la foto complessiva pubblicata.
Due dei cinque contrassegni riammessi risultano modificati rispetto alla versione depositata al Viminale lo scorso fine settimana: in quei casi, dunque, i problemi rilevati dal ministero riguardavano effettivamente l'emblema elettorale o, almeno, una sua parte. Questo vale, ad esempio, per la prima forza politica ad avere sostituito il proprio simbolo, cioè Dcl - Democrazia cattolica liberale: si era detto, infatti, che l'unico elemento davvero problematico era costituito dal triplo scudo crociato collocato in primo piano nel contrassegno, vista la norma che tutela i simboli tradizionalmente usati da partiti presenti in Parlamento, quale è l'Udc (piaccia o no ai vari gruppi che vorrebbero rimettere in opera la Dc e sostengono che il Viminale tuteli in modo inopportuno e scorretto la posizione del partito guidato da Lorenzo Cesa). Marco Peretti, capo della forza politica, ha evidentemente scelto di rinunciare agli scudi crociati, semplicemente togliendoli: è rimasta l'espressione "Dcl Liberazione", prima leggibile sui bracci orizzontali delle tre croci una dopo l'altra, mentre la sigla Dcl è stata spostata al centro del cerchio, ora non più occupato dagli scudi (e che mostra la sfumatura da blu ad azzurro che, in fondo, ora può ricordare il profilo di uno scudo).
L'unico altro emblema modificato rispetto alla (prima) fase di deposito è quello di Pensiero e azione Ppa. Il contrassegno ora ammesso - il quarto, in ordine di riammissione - non contiene più la miniatura del simbolo della formazione La Politica dei Giovani: si deve quindi supporre - come del resto si era già immaginato quando è stata esposta la bacheca dei simboli non ammessi - che il Ministero avesse rilevato la mancata delega all'inserimento di quel simbolo all'interno del contrassegno di Ppa, mentre è bastato togliere quel riferimento grafico (e far emergere per intero il nastrino tricolore sottostante) per risolvere il problema che in un primo tempo era stato sollevato e far ritenere ammissibile la nuova versione del contrassegno.
Non ha subito modifiche invece il terzo simbolo riammesso, quello di Palamara Oltre il Sistema. Luca Palamara ad Adnkronos ha dichiarato già mercoledì che 
"La dea che sorregge la bilancia simbolo di equità e come un nume tutelare sovrasta l’Italia simbolo della urgenza di fare la riforma della giustizia avrà modo di correre e di comparire per le prossime competizione elettorale di settembre. La giustizia è di nuovo in corsa. Più forti di prima, si va oltre il sistema". Che la lista corra o meno, ciò sarà possibile per il deposito della dichiarazione di trasparenza, dell'atto di mandato al deposito autenticato al 14 agosto e "rettificato il 17/08/22" e della dichiarazione di consenso all'uso del cognome nel contrassegno": quelle integrazioni documentali, dunque, sono state sufficienti a riammettere l'emblema presentato domenica.
Non risultano modifiche nemmeno per il secondo e il quinto simbolo oggetto di riammissione. Il secondo, relativo al Partito federalista italiano, che non appare ritoccato in alcuna sua parte, è stato probabilmente riammesso in seguito alla sanatoria dei documenti presentati. Pur mancando maggiori informazioni in materia, si può pensare che le cose siano andate così: chi scrive, infatti, ha visto con i propri occhi che il depositante e capo della forza politica, Pierantonio Sabini, è rimasto a lungo impegnato insieme al suo collaboratore con la sottocommissione che si è occupata della pratica di ammissione, per cui è probabile che fossero rimaste in sospeso alcune questioni di documentazione incompleta, risolte dopo il primo verdetto di non ammissione.
Quanto al quinto e ultimo emblema riammesso, quello di L'Italia sé desta, anche qui l'immagine pubblicata non sembra modificata, nemmeno nel presunto errore ortografico relativo al nome (che pure potrebbe essere interpretato come "L'Italia desta se stessa", come l'azione dei soldati che infiggono la bandiera, stile 
Iwo Jima riflessa). La riammissione, che a questo punto sembra dovuta all'integrazione della documentazione (in particolare della dichiarazione di trasparenza), permette tra l'altro di smentire materialmente l'idea - che pure era circolata o qualcuno aveva auspicato - che l'emblema fosse stato in un primo tempo "bocciato" proprio a causa dell'errore (nel 2013 fu ammessa senza problemi l'espressione "Aqua bene comune" nel simbolo Recupero maltolto di Enrico Andreoni, anche se in realtà il suo era un latinismo, infatti in seguito avrebbe scritto "Bonum commune aqua").
Altri soggetti esclusi hanno probabilmente fatto opposizione agli inviti del Viminale: si dovrà attendere il verdetto dell'Ufficio elettorale centrale nazionale, atteso per la giornata di domani, per avere il quadro definitivo dei contrassegni ammessi, anche se è probabile che anche eventuali decisioni favorevoli ai presentatori non aumentino il numero di liste sulle schede (le firme, insieme al resto dei documenti, dovrebbero comunque essere consegnate presso le sedi delle corti d'appello entro lunedì sera).

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