martedì 29 gennaio 2013

Chi tocca le tasse muore?

L'impressione la si è già avuta, parlando in più occasioni in passato di Forza evasori - Stato Ladro: chi in qualche modo attraverso i simboli ha voluto protestare in modo tangibile contro un'eccessiva imposizione fiscale, fin quasi a sfiorare l'apologia di chi evade le tasse o si oppone a chi è chiamato a riscuoterle, ha avuto vita difficile. L'emblema proposto da Leonardo Facco - si ricorderà - era stato ricusato perché conteneva espressioni "che possono integrare fattispecie, anche penalmente rilevanti, di vilipendio dello Stato e delle istituzioni e di istigazione a delinquere (artt. 290 e 414 del codice penale)". Ora, lasciamo da parte per un attimo il vilipendio dello Stato, che qui non interessa: se si parla di "istigazione a delinquere" a partire da frasi come "Forza evasori" e "Stato ladro", è difficile individuare un reato diverso dall'evasione fiscale.
Qualcosa di simile, in fondo, è accaduto anche ai due contrassegni che contenevano un riferimento a Equitalia, il riscossore delle imposte in Italia, anche se i motivi addotti dai funzionari del Viminale che hanno ricusato gli emblemi sono stati almeno in parte diversi: il riferimento, in particolare, è al movimento Liberi da Equitalia guidato da Angelo Pisani, nonché al contrassegno "No Gerit Equitalia". Di entrambi i simboli è stata chiesta la sostituzione perché contengono un nome proprio di Equitalia, senza il consenso all'uso da parte della società; nel caso di "Liberi da Equitalia", tuttavia, pare sia stata contestata anche la violazione dell'art. 54 della Costituzione (per il quale "Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi"), dal momento che il nome inciterebbe al contrasto e alla violenza. 
Pisani ha respinto categoricamente l'accusa ("lo Statuto del nostro movimento, e l'indole di ognuno di noi, mirano a una riforma fiscale e del sistema di riscossione per l'equità fiscale, condannando da sempre ogni forma di violenza"), ma alla fine ha preferito non fare ricorso all'Ufficio elettorale presso la Cassazione (troppo alto il rischio di non riuscire a partecipare alle elezioni, per una lista apparentata con il Pdl) e sostituire il simbolo. Ha provato fino all'ultimo a utilizzare una denominazione come "Liberi per una Equa-Italia", ma per il Ministero quella soluzione era ancora troppo confondibile col nome di Equitalia, ammettendo soltanto la versione finale, "Liberi per una Italia Equa", col solito arcobalenino tricolore formato Pdl.
Altri, invece, l'hanno scampata. E' il caso di un'altra lista alleata del Pdl, Italia unita - Movimento liberaldemocratico dell'avvocato bresciano Luciano Garatti - lo stesso che nel 2001 si era fatto bocciare "Basta ladri" - che questa volta utilizza il simbolo "Basta tasse", con un lettering a metà tra il pennarello e il pennello, innovando l'emblema rispetto al passato. Qui nessuna censura mossa al simbolo, probabilmente perché il messaggio non ha nulla di anche solo velatamente minaccioso: è, in fondo, un auspicio con le tinte del grido di dolore o di pietà. Sarà per questo, forse, che nessuno ha pensato di ricusare l'emblema.

Nessun commento:

Posta un commento