giovedì 16 gennaio 2025

Pellegrino Capaldo e la politica, tra la Dc, l'Udr e l'Europa Popolare

I media in questi giorni hanno dato notevole spazio alla morte di Furio Colombo, sia per il suo lungo impegno giornalistico, sia per la parentesi politica (deputato Pds-Ds dal 1996 al 2001, eletto nel collegio di Torino 6 sotto le insegne dell'Ulivo; senatore Ds dal 2006, fu rieletto alla Camera per il Pd nel 2008). La notizia era certo meritevole di attenzione, ma chi appartiene alla categoria dei #drogatidipolitica potrebbe notare come abbia avuto assai meno risonanza la morte - lo stesso giorno di Colombo, il 14 gennaio - di un'altra persona che ha incrociato la politica, pur avendo operato soprattutto in altri ambito: Pellegrino Capaldo.
Accanto alla sua formazione economica (e del suo lungo insegnamento universitario) e della sua rilevante esperienza come banchiere (a capo della Cassa di Risparmio di Roma dal 1987 e della Banca di Roma tra il 1992 e il 1995, ma non mancarono pagine più delicate, come il ruolo di proboviro per l'affaire Ior-Banco ambrosiano, o più oscure, come il coinvolgimento nella vicenda Federconsorzi), infatti, non può certamente essere dimenticata la lunga militanza all'interno della Democrazia cristiana. Più che in questo, però, l'esponente dei #drogatidipolitica può trovare interesse soprattutto in un'esperienza decisamente più effimera, ma a suo modo determinante nella storia della Seconda Repubblica: Capaldo, infatti, fu tra coloro che concorsero alla nascita dell'Unione democratica per la Repubblica, vale a dire l'Udr vagheggiata, voluta e poi abbandonata (due volte) da Francesco Cossiga.   
Il 19 febbraio 1998 - a meno di due anni dalle elezioni che avevano segnato la vittoria dell'Ulivo e avevano portato per la prima volta Romano Prodi a Palazzo Chigi - il Corriere della Sera diede notizia di un pranzo dell'ex Presidente della Repubblica, già intento a pensare alla sua creatura politica di centro e da collocare nettamente al di fuori del Polo di centrodestra, con Ciriaco De Mita, Biagio Agnes e, appunto, Capaldo, fuori da Banca di Roma da quasi tre anni ma con un'aura da superconsulente non solo economico (e dalla storia certamente democristiana come gli altri commensali). Che il percorso di riavvicinamento di Cossiga alla politica italiana - ammesso che, da senatore a vita, se ne fosse mai allontanato - fosse iniziato da mesi era cosa nota: il 18 novembre, per esempio, si tenne una riunione all'Hotel Leonardo da Vinci in cui parlarono proprio Cossiga (che regalò all'inizio una battuta fenomenale rivolta ai fotografi, tuttora ascoltabile attraverso Radio Radicale: "Innanzitutto bisogna vedere quanti di voi hanno le PELLICCOLE nella macchina: la mia lunga esperienza mi DICCE che la maggior parte delle fotografie non SONNO scattate!") e il politico che in quel momento più si era esposto a lavorare per un polo moderato alternativo alla sinistra, vale a dire Bruno Tabacci. E proprio Tabacci fece sapere, parlando coi giornalisti, che il progetto si era mosso all'inizio "anche con l'aiuto di un gruppo di intellettuali che attorno al professor Capaldo credo intendono a riprendere il cammino [...] e hanno voglia, per quel che riguarda il mondo cattolico, richiamati anche in un recente convegno dal cardinal Ruini, di impegnarsi, e per quel che riguarda intellettuale di altre aree [...] di concorrere a costruire questo disegno che vorrebbe sfuggire a un certo tentativo egemonico che ci appare in atto". 
Il cammino lo avrebbero ripreso, ma più avanti, quando formalmente l'Udr era già nata come soggetto politico. Il 28 giugno 1998 sempre il Corriere diede notizia del varo di un nuovo soggetto politico (non un partito), denominato Movimento per l'Europa popolare (Mep), di cui pubblicò come inserzione a pagamento anche il manifesto: Capaldo era tra i firmatari, ma c'erano anche - tra gli altri - presidenti emeriti della Corte costituzionale (Francesco Paolo Casavola e Antonio Baldassarre), Angelo Maria Petroni (futuro consigliere d'amministrazione Rai), l'economista ed ex (e futuro) ministro Paolo Savona, il giurista Sergio Cotta e soprattutto Emilio Colombo, ex presidente del Parlamento europeo e solo tre anni prima impegnato in prima linea nella battaglia per non portare il Ppi nel centrodestra. In vista delle elezioni europee del 1999 e per promuovere maggiormente l'Unione politica (insieme a quella monetaria), Capaldo e gli altri volevano dare un contributo determinante alla creazione di una "corretta dialettica tra forze politiche europee - diverse per valori, principi, programmi e struttura - essenziale per lo sviluppo democratico delle istituzioni europee e per il conseguimento dell'Unione politica". E se a "sinistra" si stava consolidando lo schieramento progressista, "costituito dai tradizionali partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti europei, cui vanno aggregandosi i partiti già comunisti, uniti nel Partito socialista europeo", occorreva che anche in Italia si componesse "un vasto schieramento - autenticamente democratico - che si inquadri o si riferisca al Partito popolare europeo e ai suoi impegni politici e programmatici per l'Europa" (il che poteva lasciar sospettare che, nello schieramento di centrodestra di quel momento, il tasso di democrazia non fosse del tutto soddisfacente, anche solo con riguardo ad alcuni dei suoi membri; non si dimentichi, tra l'altro, che Forza Italia in quel periodo non era ancora partito membro del Ppe, anche se i suoi europarlamentari erano iscritti al gruppo popolare europeo). Il Mep, in particolare, si proponeva "di concorrere alla diffusione della storia, dei valori, dei principi politici e del programma del Partito popolare europeo, in collaborazione con i partiti e i movimenti che li condividono" e voleva concorrere "alla promozione, alla formazione e al sostegno di liste comuni o comunque collegate al Partito popolare europeo nelle prossime elezioni per il Parlamento dei popoli dell'Unione".
Dopo il lancio del movimento - al quale aderì anche Cesare Romiti, subito dopo aver lasciato l'incarico di presidente e amministratore delegato Fiat - dovette passare qualche mese per la sua prima iniziativa pubblica: questa si tenne il 19 novembre 1998, presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani (gentilmente concessa dal presidente del Senato - del Ppi, dunque ex democristiano - Nicola Mancino). Nel frattempo - va detto - Tabacci aveva già preso una certa distanza da Cossiga e dall'Udr nel frattempo nata, lasciandone il ruolo da vicesegretario per avvicinarsi decisamente al Ccd di Pierferdinando Casini e invocandone l'apertura ai laici. "Siamo venuti a porre la nostra tenda vicino alla politica attiva, ma non dentro il palazzo" disse in apertura dell'evento l'ex Ppi e Ccd Stefania Fuscagni, presentando tra l'altro il simbolo del movimento, già presente sulla pagina pubblicata dal Corriere ed elaborato dal pubblicitario e comunicatore Gavino Sanna: si trattava di una rielaborazione del rosone della cattedrale di Strasburgo, "un messaggio della tradizione cristiana, ma anche della cultura e della spiritualità laica" (ricordando, in qualche modo, anche il disegno dello zodiaco della meridiana solstiziale della basilica di San Miniato al Monte di Firenze). Il logo era leggermente rettangolare e - anche per la finezza dei tratti e dei caratteri - mal si prestava a essere impiegato come contrassegno elettorale; il Mep, del resto, non nasceva come partito, pur agendo in ambito politico e pre-politico.
Capaldo, in quell'evento di presentazione del movimento di cui era divenuto presidente - e cui comunque Cossiga avrebbe aderito - chiarì per bene questo punto: "Abbiamo individuato nel Partito popolare europeo il quadro di riferimento in linea con le nostre idee; vogliamo operare perché anche nel nostro Paese, permanendo una logica bipolare, nasca un grande partito di ispirazione cristiana e liberaldemocratica che si ponga in alternativa netta a un partito, che immaginiamo ugualmente grande, di ispirazione socialista. [...] Alcuni hanno voluto vedere nella nostra iniziativa, dei nostri modesti sforzi, il tentativo di risuscitare la Democrazia cristiana, ora per incoraggiare questo tentativo, ora per condannarlo. Ma la Dc, con i suoi errori ma anche ovviamente con i suoi grandi meriti nella storia del nostro Paese, non può essere rifondata in un contesto storico così diverso. La Dc è stata in gran parte un insieme di culture politiche diverse, costrette a stare insieme da uno stato di lotta contro il comune nemico, sullo sfondo di un mondo di visioni contrapposte in blocchi. D'altra parte, il Partito popolare europeo non è una Democrazia cristiana: è la casa comune di partiti che si richiamano al riformismo laico e cristiano, allo stato di diritto e alla democrazia rappresentativa; in esso confluiscono cattolici, ma anche tanti protestanti, ebrei, laici e perfino musulmani, votati alla causa comune della costruzione liberal-democratica dell'Europa. Il movimento a cui abbiamo dato vita non è e non sarà non sarà mai un partito politico: pur ritenendo che in una società come la nostra sia fondamentale il ruolo della politica e dei partiti politici, noi non puntiamo a fare un partito o a collegarci strettamente a un partito, ma non vogliamo neppure essere un puro asettico centro culturale, un centro studi".
In effetti il Mep non fu mai un partito e il logo di Sanna non finì mai sulle schede; anche quello dell'Udr cossighiana (e mastelliana), in compenso, ci finì ben poco, arrivando dilaniata alle europee del 1999 (con i cossighiani che depositarono il simbolo senza usarlo e i mastelliani che inaugurarono il campanile dell'Udeur). Il movimento promosso da Capaldo continuò a operare, con più intensità fino al 2000 e in modo meno serrato - ma senza sparire - in seguito (legato soprattutto ai nomi di Giuseppe Gargani e Angelo Sanza); Capaldo, in compenso, promosse e guidò la Fondazione Nuovo Millennio, per occuparsi comunque di formazione e studio (dando avvio a una Scuola politica). Quell'impegno, come quelli precedenti in università e in ambito bancario, quasi certamente meritano più attenzione e considerazione rispetto alle vicende che intrecciarono l'Italia politica tra il 1997 e il 1999, ma per chiunque appartenga al novero dei #drogatidipolitica si tratta di dettagli che hanno un valore immenso, come il riemergere di un logo che non fu simbolo (ed era troppo delicato per esserlo), ma merita di essere ricordato con la stessa cura con cui fu pensato.

mercoledì 15 gennaio 2025

Il simbolo della Lega, i marchi di Salvini e le nuove norme in materia

Si era quasi persa la memoria delle domande che Matteo Salvini aveva presentato nel 2018 per registrare come marchio tre versioni del simbolo della Lega, tutte accomunate dalla presenza dell'immagine del monumento al guerriero di Legnano (identificato nella figura di Alberto da Giussano): una era identica al contrassegno utilizzato per la prima volta alle elezioni politiche del 2018 (per tenere graficamente insieme la Lega Nord - senza la seconda parola - e la Lega per Salvini premier), un'altra era costituita dalla stessa grafica privata del segmento inferiore con la dicitura "Salvini premier" e la terza vedeva solo la statua all'interno della circonferenza, senza nemmeno la parola "Lega".
Due giorni fa un lancio di Adnkronos, puntualmente firmato da Antonio Atte, ha fatto sapere che lo scorso 9 gennaio l'Ufficio italiano brevetti e marchi ha accolto le tre domande di marchio depositate a metà di giugno del 2018 da Salvini (quando, oltre che leader delle due Leghe, era anche vicepresidente del Consiglio e ministro dell'interno da un paio di settimane). In quel lancio di agenzia ci sono alcune brevi dichiarazioni di Andrea Valente Cioncoloni, avvocato (dello Studio Consulenza Brevetti Cioncoloni Srl) che ha supportato Salvini nella pratica di deposito e registrazione dei segni distintivi. Secondo l'avvocato, in particolare, sarebbe "a tutti gli effetti il titolare del logo di Alberto da Giussano", mentre la lunghezza notevole - e non consueta - del procedimento di registrazione sarebbe dovuta "alle tempistiche d'ufficio. Ad ogni modo, i rilievi sono stati superati e siamo riusciti ad arrivare a dama".
Non è dato sapere formalmente quali siano stati i rilievi che l'Ufficio italiano brevetti e marchi ha mosso alle tre domande e cui il 31 luglio del 2023 il rappresentante di Salvini ha risposto. In mancanza di documenti originali (che potrebbero ovviamente smentire la tesi qui riportata), tuttavia, non è da escludere che quei rilievi riguardassero la nota e già trattata questione dei "segni con significazione politica" alla cui registrazione come marchio il Ministero dell'interno - quando è stato richiesto di un parere - si è sempre opposto, principalmente per non consentire o facilitare aggiramenti delle norme sul procedimento elettorale (come ha ricordato il recente caso del MoVimento 5 Stelle). In ogni caso, è probabile che alla fine il simbolo sia stato registrato come segno notorio (in base all'art. 8, comma 3 del codice della proprietà industriale), superando la previsione in materia di segni con significazione politica (contenuta all'art. 10, comma 2 della stessa fonte).  
Una volta appresa la notizia della registrazione dei marchi, viene spontaneo domandarsi quali effetti questa novità possa produrre. Innanzitutto si può rilevare che è più raro che sia il leader di un partito a chiedere personalmente la registrazione del simbolo del suo partito come marchio, essendo più frequente che a ciò provveda l'associazione stessa, in modo che in caso di cambio al vertice della forza politica non ci siano dubbi sulla titolarità dei diritti. Secondariamente, Matteo Salvini è titolare del marchio (anzi, di quei tre marchi, nonché di "Salvini premier", di "Prima gli Italiani" e del simbolo che fu di Noi con Salvini) e - si presume - dei diritti di sfruttamento economico dello stesso (o almeno è nella posizione di doverlo autorizzare), ma non del simbolo della Lega come segno politico o come elemento di identificazione: quello non può che restare nel patrimonio della Lega Nord e della Lega per Salvini premier. 
In terzo luogo, è ormai ben chiaro che la titolarità del marchio non comporta in automatico una titolarità del contrassegno elettorale, anche se uno dei tre marchi è identico al fregio utilizzato dalla Lega a partire dal 2018. Ciò vale a maggior ragione dopo che, lo scorso anno, in sede di conversione del decreto-legge n. 7/2024 ("decreto elezioni 2024"), è stata inserita con un emendamento di Fratelli d'Italia la disposizione - art. 2-bis - in base alla quale "La registrazione come marchio d'impresa di simboli o emblemi usati in campo politico o di marchi comunque contenenti parole, figure o segni con significazione politica non rileva ai fini della disciplina elettorale e, in particolare, delle norme in materia di deposito dei contrassegni, di liste dei candidati e di propaganda elettorale". La stessa norma che non garantirebbe alla Fiamma tricolore l'uso pacifico del suo simbolo ove la sua domanda di marchio venisse accolta (a causa dell'uso parlamentare della fiamma da parte di Fdi) non renderebbe automaticamente "più forte" la posizione salviniana sul piano elettorale; la forza, casomai, verrebbe anche qui dalla presenza del partito in Parlamento, che tutela di riflesso la Lega per Salvini premier attraverso la tutela [dell'affidamento] del suo elettorato dalla presentazione di eventuali simboli simili. Non è dato sapere perché Salvini allora avesse provveduto al deposito: erano ancora di là da venire le iniziative guidate da Gianni Fava e Gianluca Pini circa la possibilità di impiegare il simbolo della Lega Nord alle elezioni o il tentativo (non riuscito) di far riconvocare il congresso di quello stesso partito. In ogni caso, si vedrà se la registrazione come marchio dei simboli leghisti sarà invocata in qualche occasione e a quale scopo.

sabato 11 gennaio 2025

M5S, alle origini del primo simbolo, tra idee, visioni e soluzioni grafiche: intervista a Maurizio Benzi (Casaleggio Associati)

Nelle scorse settimane si è parlato molto del dibattito interno al MoVimento 5 Stelle, legato soprattutto alla modifica dello statuto e alla ripetizione del voto chiesta da Beppe Grillo. Dopo che la nuova consultazione ha visto di fatto una conferma degli esiti del primo voto, per giorni si è parlato della possibilità che Grillo si opponesse - direttamente o tramite l'associazione fondata nel 2012 e presieduta da lui  - all'uso di quella grafica da parte dell'associazione M5S del 2017 presieduta da Giuseppe Conte: si è discusso di depositi (e rigetti) di domande di marchio, di associazioni e di un'emersa scrittura privata in base alla quale lo stesso Grillo sarebbe stato sollevato da responsabilità legate a eventuali contenziosi sul M5S in cambio della rinuncia a contestare al MoVimento del 2017 l'uso del nome e del simbolo
Mentre si scrive non risulta - al netto di errori o di azioni intraprese e non rese note - che Grillo o l'associazione M5S di cui è presidente abbiano deciso di rivendicare il nome e il simbolo originari e di contestarne la titolarità e l'uso al MoVimento guidato da Conte. Che questo accada o no, sembra opportuno cogliere l'occasione di capire meglio come nacque quel simbolo approdato nei consigli regionali di Piemonte ed Emilia-Romagna nel 2010 e in Parlamento nel 2013. Se già all'inizio del 2007 sul sito BeppeGrillo.it si era parlato di "Comuni a 5 stelle" identificando le stelle in altrettanti valori (energia, connettività, acqua, raccolta rifiuti, servizi sociali, in seguito riconfigurati in "acqua, ambiente, trasporti, energia, sviluppo", sostituendo poi l'energia con la connettività), solo alla fine del 2008 comparve - sullo stesso sito - il primo simbolo pensato per contraddistinguere ogni Lista CiVica a 5 Stelle e che sarebbe stato la base per i successivi emblemi del M5S, operante dal 2009. 
A dare forma al primo emblema nel 2008, traducendo in grafica le indicazioni di Gianroberto Casaleggio, è stato Maurizio Benzi: oggi lui è Head of Digital Strategy Consulting della Casaleggio Associati (di cui ora è CEO e partner Davide Casaleggio), ma tra il 2008 e il 2009 si occupava di diverse attività all'interno della società, tra cui alcuni aspetti del Blog di Beppe Grillo (in passato è stato indicato come creatore del primo Meetup "Grilli Milano", il 10 giugno 2005). Finora, che si sappia, la sola fonte diffusa in cui Benzi era indicato come autore del primo fregio "a 5 Stelle" era il libro Supernova di Nicola Biondo e Stefano Canestrari, pubblicato da Ponte alle Grazie nel 2018; contattato da questo sito, Benzi ha confermato di avere creato il simbolo sulla base delle indicazioni fornite da Casaleggio senior e ha accettato di rispondere via e-mail ad alcune domande sulla sua genesi. 
Ecco dunque le domande formulate e le risposte fornite da Benzi (che ringrazio per la disponibilità dimostrata e per avere mostrato per la prima volta alcune delle immagini alla base dello studio del simbolo della Lista CiVica a 5 Stelle). Le risposte e le immagini, a dispetto del tempo trascorso, sono utili per ricostruire meglio la storia grafico-politica del simbolo del M5S e anche per valutare l'opportunità di utilizzarlo ancora.

* * * 

L'origine del MoVimento va ricercata nelle cosiddette "Liste CiViche a 5 Stelle", annunciate sul sito Beppegrillo.it il 3 dicembre 2008, con tanto di simbolo associato: lo stesso simbolo depositato come marchio europeo il 14 novembre 2008. 
Mesi prima, alle amministrative di quell'anno, erano apparse alcune liste denominate "Amici di Beppe Grillo", ognuna con contrassegno diverso. Benzi, in base ai suoi ricordi, quale periodo si è iniziato a capire che sarebbe stato opportuno un simbolo di riferimento, in un primo tempo modificabile e adattabile e poi uguale per tutti?
È passato molto tempo e non sono disponibili molti archivi digitali che all'epoca venivano utilizzati. In generale penso sia utile precisare che Gianroberto Casaleggio aveva una visione di lungo periodo, ma sceglieva di procedere nel breve in funzione dei riscontri e dei risultati raggiunti, oltre che naturalmente del confronto con Beppe Grillo. Dunque era partito dall'idea di un simbolo delle Liste CiViche, utilizzabile e personalizzabile dal basso; nei mesi successivi ha deciso che sarebbe stato più efficace un simbolo univoco, maggiormente riconoscibile e utilizzabile in diversi contesti. Il periodo, per questo secondo passaggio, è sicuramente il 2009, ma non saprei essere più preciso. 

Immagini fornite da Maurizio Benzi, mostrate per la prima volta
Lei stesso ha parlato di indicazioni di Gianroberto Casaleggio per la preparazione del simbolo (e il figlio ricordava che il logo fu "disegnato sulla scrivania di mio padre"): ricorda queste indicazioni? Si trattò di un simbolo "buona la prima" o ci furono aggiustamenti progressivi, con varie versioni? 
È andata così. Premetto che ho seguito la creazione solo del primo simbolo "Liste CiViche". Partendo da un brief di Gianroberto, ho realizzato 3 versioni di base, ognuna con diverse varianti. Complessivamente ne erano state presentate almeno 10 differenti versioni, con variazioni nei font, posizionamenti e uso dei colori. Gianroberto era sempre molto esigente da questo punto di vista e, una volta scelta la versione su cui era maggiormente convinto, è entrato nel merito per chiedere ulteriori modifiche di dettaglio. Riguardo alle differenti versioni, ad accomunarle erano gli elementi di base richiesti come la "V" e le stelle in diverse forme. 

La "V carattere di fantasia" ispirata a V for Vendetta e già usata per il V-Day - non so se ha creato sempre lei quelle grafiche - com'è nata? 
L'ispirazione era dal film uscito in quegli anni, che era vicino ad alcuni concetti alla base del Blog di Beppe Grillo. Possiamo considerare il simbolo come un'espressione visiva di temi "underground" importanti per i cittadini, ma totalmente ignorati dai media mainstream. Fino al giorno dopo il primo V-Day i media nazionali non avevano mai dato alcuno spazio al blog, ai suoi contenuti, le "battaglie" e le migliaia di commenti che ogni giorno gli utenti scrivevano. L'idea di essere diversi e di uscire dagli schemi, anche per il simbolo, era alla base del pensiero di Casaleggio e Grillo. Gianroberto era uno studioso e analizzava scrupolosamente tutto quello che riteneva di valore: Questo significava ad esempio fare benchmark dell'esistente e individuare best practices. Tuttavia l'idea che mi sono fatto è che per il simbolo, come per molti altri aspetti, per lui era meglio partire da qualcosa di completamente diverso, piuttosto che da quello che non aveva nulla di valore per lui (i partiti dell'epoca). 

La scelta della forma delle stelle è stata casuale o rispondeva a qualche logica particolare?
La scelta delle stelle è stata fatta da Gianroberto, rispetto alle differenti proposte che citavo prima, secondo la versione che meglio rappresentava l'idea che aveva in mente. Dal punto di vista simbolico, ricordavano invece 5 punti cardine su cui si ritrovava la comunità che dal blog si indirizzava verso la politica.

È vero che il sito Beppegrillo.it (e in seguito gli altri indirizzi che l'hanno sostituito) era stato disposto ad arco per ricordare un sorriso? 
Devo dire che questo è un aspetto che non mi risulta.

Le varie versioni del simbolo a livello locale create nel 2009 (sono state molte: mi pare che solo a Reggio Emilia sia stato utilizzato il marchio ufficiale "liscio", senza ritocchi) erano elaborate in autonomia o ricevevano una sorta di "visto" o di assistenza a livello centrale?
È qualcosa che non ho mai seguito, ma ricordo che all'inizio c'era un'ampia libertà con una centralizzazione minima. Poi, vista la quantità di liste e di variazioni di ogni tipo, si è scelto di dare delle regole di utilizzo e una validazione, per evitare usi impropri. 

Il successivo simbolo del MoVimento risulta depositato il 30 settembre 2009, pochi giorni prima della nascita del M5S a Milano. Il ritocco in quella fase fu minimo ("MoVimento" al posto di "Lista CiVica" e un piccolo riequilibrio degli elementi nel cerchio): era l'unica soluzione considerata o si erano immaginati mutamenti più profondi?
Non ne sono al corrente, perché non me ne occupavo. L'idea di un cambiamento costante era comunque qualcosa alla base e c'era grande vivacità. Dunque non escludo che si fossero pensate anche altre strade.

Secondo le regole dei marchi, quello del MoVimento 5 Stelle è un segno "debole" alla nascita, perché - a parte la V di fantasia - gli altri elementi sono generici e si tutelerebbe solo la loro combinazione: più generica della parola "Movimento" in politica è solo la parola "Partito" e non può essere rivendicata da nessuno; le stelle sono "segni di uso comune" e 5 indicano un particolare livello di qualità. Di fatto però quel simbolo, nella sua parte sostanziale, si è conservato fino ad ora e fin dal 2013 ha ricevuto tutela contro chi voleva imitarlo. Secondo lei, come si è potuto rafforzare via via quel segno?
Su questo tema non ho un parere specifico.

Oltre 15 anni dopo, secondo lei, il simbolo conserva la sua forza o sarebbe utile/opportuno qualche cambiamento più o meno incisivo?
Dal mio punto di vista il simbolo rappresenta qualcosa che non esiste più. Il M5S oggi è un partito completamente diverso dal movimento nato dal blog di Grillo e dalle Liste CiViche. Trovo sbagliato e fuorviante continuare ad usare lo stesso simbolo (e lo stesso nome), quando sono radicalmente cambiati le idee, i valori e le pratiche che ne erano alla base. 

martedì 31 dicembre 2024

Il 2024 finisce, la gratitudine no!

Si chiude dunque anche il 2024, anno elettorale di tutt'altro che infima categoria, innanzitutto grazie allo svolgimento delle elezioni europee: si è seguito ovviamente - per la terza volta consecutiva, la quinta considerando anche le elezioni politiche - il deposito dei simboli al Viminale, come pure i passaggi che l'hanno preceduto (pensando soprattutto al simbolo superaffollato di Libertà legato a Cateno De Luca - da record anche per la descrizione - e al contenzioso relativo all'uso dell'espressione "Stati Uniti d'Europa"). Non si sono però trascurate tutte le questioni legate alla presentazione delle liste, in particolare alla raccolta delle firme e all'esonero dalla stessa, soprattutto dopo l'emersione dell'emendamento "strozzaesenzioni" di Fdi, alleggerito e poi approvato dal Parlamento, ma significativamente depotenziato dall'Ufficio elettorale nazionale per il Parlamento europeo (sia pure una tantum e in modo non del tutto piano, pur se inquadrabile come "giustizia sostanziale"), senza dimenticare la questione legata all'espressione della preferenza con il solo nome ("scrivete Giorgia") che ha tenuto banco per giorni.
Quest'anno, però, è stato elettoralmente rilevante non solo grazie anche al turno più consistente delle elezioni amministrative, che peraltro hanno visto il rinnovo di pochi comuni di reale peso (soprattutto Cagliari, Bari e Firenze). Non si può certo infatti trascurare che quest'anno si sono svolte importanti elezioni regionali: se le prime hanno riguardato la Sardegna, il voto ha poi interessato anche l'Abruzzo, la Basilicata, il Piemonte e, in autunno, la Liguria, l'Emilia-Romagna e l'Umbria. Non è mancato, infine, il tradizionale viaggio nei comuni "sotto i mille" proposto da Massimo Bosso, articolato in due puntate (Nord e Centro-Sud). 
Prescindendo dalle elezioni, è stato utile soffermarsi tra l'altro su questioni relative al MoVimento 5 Stelle (prima per l'invalidazione tardivissima dei regolamenti del "vecchio" MoVimento, poi per le questioni relative all'uso del simbolo nell'ambito della trasformazione subita dal M5S negli ultimi mesi dell'anno) e a Fratelli d'Italia (sull'annoso tema della fiamma da conservare o eliminare). 
Concluso nelle prime settimane del 2024 il podcast Scudo (in)crociato sulle vicende che hanno connotato e seguito la fine politica (non giuridica) della Democrazia cristiana, un altro progetto ha interessato chi scrive: la curatela (con tanto di prefazione) del libro La chiameremo Operazione Botticelli. Silvio Berlusconi e la nascita di Forza Italia, per rendere di nuovo disponibile il libro-testimonianza di Ezio Cartotto (grazie all'autopubblicazione e alla disponibilità della figlia Elena Cartotto, autrice della postfazione) nel trentennale della nascita del partito fondato da Berlusconi.
Di certo questo progetto, insieme al lavoro di ogni giorno, ha sottratto molto tempo all'aggiornamento di queste pagine. Mi scuso, per questo, con chi ha fornito spunti, indicazioni e materiali senza vederli tradotti in articoli a tempo debito, come pure con chi è passato da questo spazio - una o più volte - senza trovare aggiornamenti, credendo che tutto fosse stato abbandonato. Così non è, ma la speranza di recuperare le puntate perse non viene meno, così come di riprendere una gestione più ordinata e costante. Nel frattempo, però, il rito dei ringraziamenti continua, perché senza gratitudine quasi nulla di questi contenuti sarebbe stata, sarebbe e sarà possibile: grazie a chi passa di qui, propone, suggerisce, corregge. E a chi non perde l'idea di farlo.
 
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Grazie a Martino Abbracciavento, Paolo Abete, Ignazio Abrignani, Leonardo Accardi, Giovanni Acquarulo, Mario Adinolfi, Stefano Aggravi, Guglielmo Agolino, Tiziana Aicardi, Luca Al Sabbagh, Tiziana Albasi, Mauro Alboresi, Alberto Alessi, Francesca Alibrandi, Alfonso Alfano, David Allegranti, Angela Allegria, Antonio Amico, Marzia Amico, Antonio Angeli, Daniele Arghittu, Massimo Arlechino, Leoluca Armigero, Nicola Aronne, Antonio Atte, Luigi Augussori, Mauro Aurigi, Imma Baccelliere, Luca Bagatin, Olivrer Balch, Cristina Baldassini, Laura Banti, Marcello Baraghini, Daniele Barale, Lucio Barani, Amedeo Barbagallo, Paolo Barbi, Mario Bargi, Enzo Barnabà, Giovanni Barranco, Alessandro M. Baroni, Chiara Maria Bascapè, Maruzza Battaglia, Americo Bazzoffia, Giovanni Bellanti, Fabio Belli, Pierpaolo Bellucci, Marco Beltrandi, Francesco Benaglia, Giulia Benaglia, Valentina Bendicenti, Matteo Benetton, Pierangelo Berlinguer, Roberto Bernardelli, Rita Bernardini, Luca Bertazzoni, Enrico Bertelli, Giuseppe Berto, Niccolò Bertorelle, Alberto Bevilacqua, Diego "Zoro" Bianchi, Leonardo Bianchi, Giuliano Bianucci, Laura Bignami, Davide Bionaz, Raffaella Bisceglia, Mauro Biuzzi, Luca Bizzarri, Fabio Blasigh, Paolo Bonacchi, Enzo Bonaiuto, Ettore Bonalberti, Paola Bonesu, Andrea Boni, Mauro Bondì, Fabio Bordignon, Salvatore Borghese, Michele Borghi, Lorenzo Borré, Renzo Bortolot, Massimo Bosso, Francesco Bragagni, Carlo Branzaglia, Antonio Bravetti, Giancarlo Brioschi, Franco Bruno, Andrea Bucci, Giampiero Buonomo, Antonio Burton Cerrato, Mario Cabeddu, Massimiliano Cacciotti, Giovanni Cadioli, Luca Calcagno, Giuseppe Calderisi, Mauro Caldini, Stefano Caldoro, Stefano Camatarri, Antonio Campaniello, Francesco Campopiano, Elisabetta Campus, Aurelio Candido, Maria Antonietta Cannizzaro, Matteo Cantamessa, Augusto Cantelmi, Roberto Capizzi, Monica Cappelletti, Luca Capriello, Giovanni Capuano, Jacopo Capurri, Giuseppe Carboni, Vito Cardaci, Francesco Cardinali, Mauro Carmagnola, Nicola Carnovale, Damiano Cosimo Cartellino, Elena Cartotto, Francesco Casciano, Elena Caroselli, Robert Carrara, Cosimo Damiano Cartelli, Roberto Casciotta, Michele Casolaro, Pierluigi Castagnetti, Marco Castaldo, Vincenzo Castellano, Luciano Castro, Stefano Ceccanti, Filippo Ceccarelli, Luigi Ceccarini, Mirella Cece, Anna Celeste, Luciano Chiappa, Vincenzo Chiusolo, Angelo Ciardullo, Valentina Cinelli, Mauro Cinquetti, Giuseppe Cirillo, Massimo Cirri, Giulia Civiletti, Roman Henry Clarke, Daniele Coduti, Paolo Colantoni, Luigi Colapietro, Antonia Colasante, Emanuele Colazzo, Manlio Collino, Emiliano Colomasi, Ettore Maria Colombo, Fabrizio Comencini, Daniele Vittorio Comero, Francesco Condorelli Caff, Marco Confalonieri, Nicola Consiglio, Andrea Consonni, Carmelo Conte, Antonio Conti, Pietro Conti, Francesco Corradini, Carlo Correr, Antonio Corvasce, Silvia Costa, Cristina Costantini, Andrea Covotta, Graziano Crepaldi, Vito Crimi, Luca Cristini, Francesco Crocensi, Stefano Croletto, Mattia Crucioli, Natale Cuccurese, Emilio Cugliari, Francesco Cundari, Johnathan Curci, Salvatore Curreri, Francesco Curridori, Domenico Cutrona, Sara D'Agnillo, Francesco D'Agostino, Nicola D'Amelio, Gabriele D'Amico, Michele D'Andrea, Roberto D'Angeli, Dario D'Angelo, Renato D'Emmanuele, Serafino D'Onofrio, Ferdinando D'Uva Cifelli, Alessandro Da Rold, Pierluca Dal Canto, Roberto Dal Pan, Paolo Dallasta, Marco "Makkox" Dambrosio, Lorenzo De Cinque, Fabrizio De Feo, Gianluca De Filio, Filippo De Jorio, Francesco De Leo, Pietro De Leo, Davide Maria De Luca, Stefano De Luca, Pino De Michele, Carlo De Micheli, Antonio De Petro, Mario De Pizzo, Giancarlo De Salvo, Roberto De Santis, Donato De Sena, Franco De Simoni, Mauro Del Bue, David Del Bufalo, Alessandro Del Monaco, Paola Dell'Aira, Maurizio Dell'Unto, Benedetto Della Vedova, Riccardo DeLussu, Matteo Di Cocco, Alfio Di Costa, Dario Di Francesco, Roberto Di Giovan Paolo, Matteo Di Grande, Simone Di Gregorio, Alberto Di Majo, Luca Di Majo, Alfio Di Marco, Marco Di Nunzio, Simone Di Stefano, Alessandro Di Tizio, Antonino Di Trapani, Giovanni Diamanti, Ilvo Diamanti,  Antonino Distefano, Raffaele Dobellini, Federico Dolce, Alessandro Duce, Filippo Duretto, Daniele Errera, Sabatino Esposito, Tullia Fabiani, Andrea Fabozzi, Filippo Facci, Leonardo Facco, Piercamillo Falasca, Giuseppe Alberto Falci, Alessio Falconio, Arturo Famiglietti, Annalisa Fantilli, Marco Fars, Luigi Fasce, Gianni Fava, Giovanni Favia, Francesca Federici, Stefano Feltri, Paolo Ferrara, Michele Ferrari, Jacopo Maria Ferri, Emilia Ferrò, Antonio Fierro, Giulia Fioravanti, Roberto Fiore, Daniele FIori, Francesca Fiorletta, Luciano Fissore, Antonio Floridia, Antonio Folchetti, Gianni Fontana, Cinzia Forgione, Gianluca Forieri, Ciro Formicola, Riccardo Forni, Sara Franchino, Gabriella Frezet, Iztok Furlanič, Massimo Galdi, Vincenzo Galizia, Vincino Gallo, Elisa Gambardella, Alessandro Gamberi, Riccardo Gandini, Federico Gandolfi, Uberto Gandolfi, Luciano Garatti, Carlo Gariglio, Paolo Garofalo, Francesco Gasbarri, Francesco Gasbarro, Marcello Gelardini, Chiara Geloni, Alessandro Genovesi, Tommaso Gentili, Luciano Ghelfi, Mattia Giacometti, Alessio "Pinuccio" Giannone, Alessandro Gigliotti, Marco Giordani, Michele Giovine, Andrea Gisoldi, Carlo Gustavo Giuliana, Tommaso Michea Giuntella, Adriano Gizzi, Bruno Goi, Federico Gonzato, Renato Grassi, Roberto Gremmo, Lorenzo Grossi, Antonio Guidetti, Massimo Gusso, Giovanni Guzzetta, Vincenzo Iacovino, Vincenzo Iacovissi, Emanuele Iacusso, Orlando Iannotti, Antonino Ingrosso, Mauro Incerti, Paolo Inno, Matteo Iotti, Tobias Jones, Roberto Jonghi Lavarini, Luca Josi, Tommaso Labate, Piero Lamberti, Orione Lambri, Giacomo Landolfi, Piero Lanera, Calogero Laneri, Alessandro Lanni, Lisa Lanzone, Angelo Larussa, Michele Lembo, Marco Lensi, Davide Leo, Pellegrino Leo, Raffaella Leonardi, Luca Leone, Ferdinando Leonzio, Raffaele Lisi, Giovanni Litt, Antonio Marzio Liuzzi, Maria Rosaria Lo Muzio, Valentina Lo Valvo, Max Loda, Pippo LombardoDario Lucano, Andrea Lucatello, Nino Luciani, Maurizio Lupi (il Verde-Verde), Bruno Luverà, Chiara Macina, Angela Maenza, Cesare Maffi (chiunque sia), Paolo Maggioni, Mimmo Magistro, Paolo Oronzo Magli, Francesco Magnani, Alex Magni, Francesco Magni, Bruno Magno, Marco E. Malaguti, Lucio Malan, Francesco Maltoni, Marcello Mamini, Enzo Mancini, Pietro Manduca, Renato Mannheimer, Silvja Manzi, Andrea Maori, Gian Paolo Mara, Enzo Maraio, Roberto Marchi, Federico Marenco, Gherardo Marenghi, Marco Margrita, Luca Mariani, Giulia Marrazzo, Marco Marsili, Carlo Marsilli, Leonardo Martinelli, Dario Martini, Antonio Massoni, Riccardo Mastrorillo, Mataran (tutta la banda), Angela Mauro, Angelo Mauro, Federico Mauro, Andrea Mazziotti Di Celso, Paola Meinardi, Angelo Orlando Meloni, Elisa Meloni, Marcello Menni, Stefano Mentana, Giovanni Merante, Filippo Merli, Giorgio Merlo, Amalia Micali, Vincenzo Miggiano, Luca Misculin, Antonio Modaffari, Marco Monni, Marco Montecchi, Rosanna Montecchi, Nicolò Monti, Roberto Morandi, Raffaello Morelli, Matteo Moretto, Fabio Morgano, Francesco Morganti, Mara Morini, Francesco Mortellaro, Claretta Muci, Martina Mugnaini, Paolo Mulas, Pietro Murgia, Paola Murru, Alessandro Murtas, Tomaso Murzi, Antonio Murzio, Cristiana Muscardini, Alessandro Mustillo, Paolo Naccarato, Giorgio Nadalini, Francesco Napoli, Donato Natuzzi, Ippolito Negri, Claudio Negrini, Fabio Massimo Nicosia, Davide Nitrosi, Gianluca Noccetti, Edoardo Novelli, Marzia Novellini, Angelo Novellino, Vincenzo Carmine Noviello, Riccardo Olago, Enrico Olivieri, Matteo Olivieri, Federica Olivo, Oradistelle, Fabrizio Orano, Claudio Ossani, Nino Pace, Laura Pacelli, Mario Pacelli, Gabriele Paci, Alessandro Pacifico, Libera Ester Padova, Andrea Paganella, Roberto Pagano, Giancarlo Pagliarini, Pierluigi Pagliughi, Enea Paladino, Lanfranco Palazzolo, Paolo Palleschi, Carmelo Palma, Giovanni Ciro Palmieri, Enzo Palumbo, Massimiliano Panarari, Tiziana Panella, Max Panero, Filippo Panseca, Giulia Pantaleo, Margherita Paoletti, Federico Paolone, Giovanni Pappalardo, Fabio Pariani, Massimo Parecchini, Dario Parrini, Gustavo Pasquali, Ottavio Pasqualucci, Gianluca Passarelli, Oreste Pastorelli, Alan Patarga, Ivan Pavesi, Lorenzo Pavoncello, Angela Pederiva, Elena Pepponi, Marco Peretti, Stefano Perini, Andrea Perillo, Massimo Percossi, Marco Perduca, Paola Pescarolo, Giacomo Peterlana, Rinaldo Pezzoli, Antonio Piarulli, Elisa Piazza, Tomaso Picchioni, Marco Piccinelli, Daniele Piccinin, Flavia Piccoli Nardelli, Fabrizio Pignalberi, Francesco Pilieci, Gianluca Pini, Marco Pini, Marco Piraino, Stefania Piras, Enrico Pirondini, Piero Pirovano, Andrea Maria Pirro, Irma Liliana Pittau, Candida Pittoritto, Elisa Pizzi, Matteo Pizzonia, Marina Placidi, Vladimiro Poggi, Paolo Poggio, Carlandrea Poli, Elena G. Polidori, Vittorio Polieri, Alfredo Politano, Francesco Polizzotti, Mauro Polli, Mariacristina Ponti, Nicola Porfido, Giacomo Portas, Aldo Potenza, Giuseppe Potenza, Lorenzo Pregliasco, Cesare Priori, Giulio Prosperetti, Carlo Prosperi, Matteo Pucciarelli, Franco Puglia, Simona Pulvirenti, Riccardo Quadrano, Renzo Rabellino, Andrea Rauch, Rocco Gerardo Rauseo, Michele Redigonda, Pierluigi Regoli, Andrea Renzi, Maurizio Ribechini, Angelo Riccardi, Livio Ricciardelli, Brando Ricci, Egle Riganti, Pietro Paolo Rimonti, Matteo Riva, Francesco Rizzati, Giuseppe Rizzi, Marco Rizzo, Lamberto Roberti, Donato Robilotta, Edoardo Romagnoli, Luca Romagnoli, Giuliano Giuseppe Romani, Giorgia Rombolà, Angelo Rossi, Federico Rossi, Giovanni Rossi, Giuseppe Rossodivita, Gianfranco Rotondi, Daniele Rotondo, Sergio Rovasio, Salvatore Rubbino, Massimo Rubechi, Simonetta Rubinato, Roberto Ruocco, Mariagrazia Russo, Paolo Emilio Russo, Antonio Sabella, Pierantonio Sabini, Giampaolo Sablich, Luca Sablone, Francesco Saita, Fabio Salamida, Stefano Salmè, Elio Salvai, Gennaro Salzano, Angelo Sandri, Maurizio Sansone, Giovanni Santaniello, Aldo Santilli, Maria Linda Santilli, Egidio Santin, Giuliano Santoro, Ugo Sarao, Anna Sartoris, Alessandro Savorelli, Jan Sawicki, Tonino Scala, Gian Franco Schietroma, Alessio Schiesari, Alexander Schuster, Nicolò Scibelli, Francesco Sciotto, Giacomo Scotton, Renato Segatori, Alessandra Senatore, Elisa Serafini, Roberto Serio, Oscar Serra, Diana Severati, Jacopo Simonetti, Gianni Sinni, Edoardo Sirignano, Claudia Soffritti, Carlo Antonio Solimene, Catia Sonetti, Roberto Sorcinelli, Gigi Sordi, Simone Sormani, Samuele Sottoriva, Stefano Spina, Valdo Spini, Alice Sponton, Ugo Sposetti, Mario Staderini, Gregorio Staglianò, Anna Starita, Luigina Staunovo Polacco, Roberto Stefanazzi, Franco Stefanoni, Lorenzo Stella, Leo Stilo, Francesco Storace, Nicola Storto, Ivan Tagliaferri, Tiziano Tanari, Mario Tassone, Barbara Tedaldi, Roland Tedesco, Edoardo Telatin, Luca Tentoni, Adriano Teso, Antonio Tolone, Marco Tonus, Mauro Torresi, Luigi Torriani, Alvaro Tortoioli, Giuseppe Toscano, Massimiliano Toti, David Tozzo, Roberto Traversa, Marco Trevisan, Ciro Trotta, Lara Trucco, Fabio Tucci, Andrea Turco, Maria Turco, Maurizio Turco, Massimo Turella, Sauro Turroni, Davide Uccella, Mauro Vaiani, Manfredi Valeriani, Silvia Vallisneri, Marco Valtriani, Lorenzo Vanni, Milhouse Van Houten, Max Vassura, Margherita Vattaneo, Gianluca Giuseppe Veneziano, Alessio Vernetti, Enrico Veronese, Sergio Veronese, Fiodor Verzola, Angelo Vezzosi, Laurent Vierin, Michele Viganò, Lucia Visca, Canzio Visentin, Ettore Vitale, Sara Zambotti, Pierantonio Zanettin, Marco Zanleone, Camllla Zanola, Maria Carmen Zito, Mirella Zoppi, Roberto Zuffellato, Federico Zuliani, Piotr Zygulski. 

In chiusura, un ringraziamento vanche a chi ha creato il simbolo della lista civica Ceva in Comune, base per il simbolo-logo di quest'anno.

giovedì 26 dicembre 2024

"La chiameremo Operazione Botticelli": 30 anni dopo la nascita di Forza Italia, torna la testimonianza di Ezio Cartotto

Il 18 gennaio 1994 nacque ufficialmente in via Santa Maria dell'Anima, davanti al notaio Francesco Colistra, il movimento politico denominato Forza Italia - anzi, "Forza Italia!", come si poteva leggere sull'atto costitutivo - che da lì in avanti avrebbe connotato gran parte della vita politica italiana (fatto salvo il periodo 2008-2013, in cui il partito rimase "in sonno", mentre era attivo il Popolo della libertà), legando indissolubilmente la propria esistenza al nome del suo fondatore, Silvio Berlusconi, anche dopo la morte di colui che, nato imprenditore dai multiformi interessi, nel 1994 si trasformò in uno dei politici più votati e discussi della storia repubblicana d'Italia, in grado di calamitare ammirazione incondizionata e odio viscerale, l'attenzione della stampa, degli osservatori e della magistratura.
Su Berlusconi si è scritto di tutto e pressoché il suo contrario, potendosi riempire diversi ripiani di biblioteca con i libri, gli articoli, i dossier, i documentari, i film e ogni altro materiale autoriale che si sia occupato di uno o più aspetti di quella "vita troppo", come l'ha definita Filippo Ceccarelli nel suo ultimo libro-menhir uscito quest'anno per Feltrinelli (intitolato appunto B. Una vita troppo e presentato con l'autore, insieme al menhir politico precedente Invano, sulla pagina Facebook legata a questo sito). Proprio quel libro contiene una ricchissima bibliografia - davvero utile, per chi volesse approfondire - di cui fa parte anche un libro-testimonianza singolare, "Operazione Botticelli". Berlusconi e la terza marcia su Roma, scritto da Ezio Cartotto, che dell'imprenditore poi "disceso in campo" fu collaboratore (e anche amico) per un periodo rilevante, dopo essere stato a lungo al fianco di Giovanni Marcora e di altre figure nella Democrazia cristiana. Un libro che - dopo un'assenza di vari anni e dopo la morte del suo stesso autore - torna disponibile, in autopubblicazione con Amazon, con il nuovo titolo La chiameremo Operazione Botticelli. Silvio Berlusconi e l'origine di Forza Italia (Euro 17,68), curato da Elena Cartotto (la figlia) e da Gabriele Maestri, amministratore di questo sito.

Nella sua posizione di collaboratore di Berlusconi (e di Publitalia '80), Ezio Cartotto assistette - un po' come consulente, un po' (suo malgrado) come osservatore non partecipante - alla nascita di Forza Italia, in un 1993 di piena rivoluzione per la politica italiana, tra inchieste, referendum, riforme elettorali e voti locali dall'esito impensabile fino a poco tempo prima. Per mesi Cartotto lavorò sodo, impegnandosi in attività di formazione, creazione di contatti, tenuta di relazioni, convinto dell'opportunità di concorrere a costruire un Partito-Società, collocabile al centro dello schieramento politico e sociale, in grado di contendere la vittoria ai partiti di sinistra risparmiati dal ciclone del 1992-1993 e che Achille Occhetto aveva federato nella "gioiosa macchina da guerra" dei Progressisti. Vide che invece si era imboccata sempre di più la via del Partito-Azienda, basato su altri valori e altri metodi; soprattutto, si trovò escluso da ogni ruolo riconosciuto e riconoscibile in quel passaggio politico, in cui peraltro ormai faticava decisamente a riconoscersi. 
Proprio da quei fatti, collocabili tra il 1993 e il 1995, Cartotto trasse il libro "Operazione Botticelli", che però avrebbe visto la luce - dopo traversie di ogni tipo - solo nel 2008, pubblicato da Sapere 2000 di Angelo Ruggieri. Nel frattempo, il non ancora autore Cartotto aveva già ottenuto una non ricercata - e piuttosto subita, con danni alla salute e non solo - notorietà presso alcuni uffici giudiziari (quelli che si sono occupati di alcune vicende legate alle attività di Berlusconi) e perfino presso il grande pubblico, dopo che alcune sue testimonianze in sede processuale erano state citate da Marco Travaglio nel libro L'odore dei soldi e nella famosa intervista con Daniele Luttazzi che causò la sospensione del programma Satyricon.
Chi scrive, pur avendo assistito a quella puntata nella notte della sua messa in onda (14 marzo 2001) e pur ricordando il nome di Ezio Cartotto, per anni ha ignorato l'esistenza del libro citato; non sapeva che dovevano essersi ispirati anche a quelle pagine i creatori delle serie televisive 1992, 1993 e 1994, per delineare parte del personaggio (assai più sfrontato) di Leonardo Notte, interpretato da Stefano Accorsi, così come non sapeva che nel 2021 Cartotto era morto, in piena epoca Covid-19. Circa a metà del 2023, poi, dopo aver scoperto la pubblicazione, sorse la curiosità di recuperarne una copia, anche per sapere se il racconto avesse potuto riguardare anche il simbolo di Forza Italia (in modo da avere materiali da valorizzare per il trentennale del partito). La curiosità si fece via via crescente, perché l'opera risultava da tempo non disponibile e meno di dieci biblioteche risultavano possederla (l'unica copia della sua provincia, in più, pur figurando in catalogo si rivelò dispersa). Il solo modo per avere quella copia sarebbe stato ricorrere ai circuiti del libro usato, nei quali in effetti il libro si poteva ancora trovare; quegli esemplari del volume, tuttavia, erano venduti a prezzi piuttosto alti, non di rado superiori - anche di molto - a 50 euro. L'idea della ricerca stava sfumando, quando - l'8 agosto 2023 - su Subito.it non spuntò lo stesso libro venduto a soli 10 euro, inclusa la spedizione: "Finalmente un prezzo umano!", si trovò a pensare chi scrive, chiedendo subito informazioni alla venditrice. Un rapido scambio elettronico di battute fece emergere che a mettere a disposizione praticamente al prezzo di copertina le ultime copie rimaste era la figlia dell'autore, Elena Cartotto. 
Recuperata la copia e compiuta la lettura, restava l'impressione che quella testimonianza - presa per quello che era, cioè il racconto di chi aveva assistito a determinate vicende e alla loro evoluzione, sempre con la sensazione di essere "un clandestino a bordo" - meritasse una circolazione maggiore, magari facendo lo sforzo di calare meglio quella narrazione nelle vicende accadute trent'anni prima, con un corredo di note e riferimenti adeguato e utile. Elena era d'accordo, tanto più che l'editore originario era scomparso e la sua attività era terminata, ma c'era qualche problema pratico e tecnico da risolvere per sperare di dare nuova vita al libro. Il caso - ammesso che esista - sbloccò almeno uno di questi problemi il 4 aprile di quest'anno, facendo riemergere da una cassaforte giocattolo un curioso tesoro: chiavette Usb di vari anni prima, una delle quali conteneva il dattiloscritto del libro uscito nel 2008. Dopo quel ritrovamento, era più facile riproporre il libro: la figlia dell'autore contattò lo studioso di simboli, gli diede la lieta notizia, espose il suo progetto di ripubblicazione attraverso Amazon e, soprattutto, gli propose di curare l'introduzione del libro. Da acquirente fortunoso a prefatore: un passaggio tutt'altro che scontato, per il quale la gratitudine verso Elena Cartotto è profonda.
Da quel momento, l'idea di restituire vita al libro sull'Operazione Botticelli ha preso sempre più corpo. Il testo riproposto è in gran parte identico all’originale: si sono solo apportati alcuni limitati interventi, quando sono parsi opportuni per armonizzare la narrazione o correggere qualche errore involontario commesso in fase di scrittura. Erano però pur sempre passati 16 anni dall'uscita del libro, pubblicato la prima volta una quindicina d'anni dopo i fatti narrati: chi scrive, dunque, ha creduto opportuno dotare i capitoli di varie note (oltre a quelle inserite in origine dall’autore), ogni volta che i riferimenti a fatti accaduti o a notizie riportate rischiavano di non essere più comprensibili; in altri casi si è pensato di inserire citazioni precise di libri o articoli citati, come pure di eventi di cui è disponibile la registrazione (principalmente grazie a ricerche svolte nell'archivio sterminato di Radio Radicale). Completano il prodotto editoriale - il libro insomma - la prefazione dello scrivente, che cerca di dare a chi legge (si tratti di una persona curiosa o di un appartenente alla schiera dei #drogatidipolitica) gli elementi essenziali per inquadrare meglio le vicende narrate e il ruolo del narratore (in grado di tenere insieme, tra le sue passioni, la Rivoluzione francese e Paperino), e la postfazione di Elena Cartotto, che fornisce un punto di vista indubbiamente personale sulla figura del padre e sul suo operato.
La chiameremo Operazione Botticelli non è un libro su Silvio Berlusconi (che pure è citato quasi in ogni pagina), ma il contenitore di un punto di vista unico sulla genesi di un partito – Forza Italia – fondato trent’anni fa e che oggettivamente ha mutato nel profondo lo scenario politico italiano, sia per chi ne ha condiviso le posizioni (per poco tempo o per tutto il percorso), sia per chi considera quell’esperienza in modo del tutto negativo. Ogni lettrice, ogni lettore potrà fare ciò che riterrà opportuno del racconto del "clandestino a bordo", tranne che ignorarlo, nel tentativo di ricostruire quegli anni nel modo più completo possibile. 

martedì 3 dicembre 2024

Ancora sul M5S, tra scritture private sul simbolo e "Figli delle Stelle"

Dopodomani si riaprirà il voto sui quesiti posti alle iscritte e agli iscritti al MoVimento 5 Stelle, dopo che Beppe Grillo, esercitando il suo potere da garante, ha chiesto di ripetere l'assemblea e la consultazione. Si guarderà con attenzione all'esito del voto sui quesiti che propongono di modificare lo statuto (specie quelli relativi all'eventualità di sopprimere il ruolo del garante o di ridimensionarne molto i poteri), ma prima ancora si guarderà alla percentuale dei votanti, visto che - sempre in base allo statuto - quando il garante chiede di ripetere il voto occorre che partecipi alla consultazione almeno la maggioranza assoluta degli aventi diritto (senza poter escludere nuove polemiche sull'ampiezza di quella platea elettorale). 
La sera dell'8 dicembre si apprenderà se saranno prevalse le posizioni del presidente Giuseppe Conte o quelle di Grillo. Proprio lui oggi ha conquistato l'attenzione dei media per il suo discorso a bordo di un carro funebre, annunciato per le 11 e 03 (orario che rievocava l'11 marzo 2022, data di entrata in vigore dello statuto vigente) : ha sostenuto che i "grandi valori del MoVimento 5 Stelle [...] sono scomparsi in questi tre anni", anzi, sarebbero stati "traditi" ("siete diventati un partito che segue un "[mago di] Oz" - cioè Conte - un partito di gente che non riconosco più"), precisando che le sue proposte di progetto non avrebbero mai ricevuto risposte da Conte, che non si sarebbe fatto "mai trovare"; ha voluto correlare la proposta di eliminare il garante con la modifica al limite dei due mandati ("Io scompaio proprio in funzione dei due mandati; [...] 20 domande per coprirne tre", cioè quella sul garante, quella sui due mandati e la situazione del presidente); ha manifestato il suo disagio nel "vedere questo MoVimento, questo simbolo che ha rappresentato sudore, cuore, coraggio per milioni di persone, rappresentato da queste persone". Ha invitato di nuovo i vertici del M5S ad abbandonare le insegne di una storia in cui non potrebbero più identificarsi ("Coraggio: fatevi un altro simbolo, andate avanti e fate le vostre cose. Il MoVimento è morto, stramorto, però è compostabile: l'humus che c'è dentro non è morto"), per poi concludere: "Questo MoVimento avrà un altro decorso meraviglioso, che ci siate voi o no".  
Quale sia il decorso di cui parla Grillo non è dato sapere. E se il riferimento al simbolo da cambiare potrebbe far pensare di nuovo alla possibilità che il fondatore (con Gianroberto Casaleggio) della "non associazione" M5S nel 2009 e (con il nipote Enrico e il commercialista Enrico Maria Nadasi) dell'associazione M5S nel 2012 revochi l'uso del simbolo a suo tempo da lui registrato come marchio, da alcuni giorni quello scenario sembra diventato meno attuale dopo che Adnkronos - con un articolo di nuovo a firma di Antonio Atte - il 29 novembre ha svelato parte del contenuto di una scrittura privata intercorsa proprio tra "Giuseppe Piero Grillo" e l'associazione MoVimento 5 Stelle fondata nel 2017 e attualmente guidata da Giuseppe Conte. Che quel documento esistesse era già stato anticipato, oltre che da Conte, da Alfonso Colucci, notaio e deputato del MoVimento - lo si è già ricordato nell'articolo di pochi giorni fa - ma solo ora si può ragionare su parte del contenuto; occorre premettere che il documento integrale non è stato reso disponibile, quindi si riflette unicamente su quanto è stato diffuso dall'agenzia.
In mancanza di una data visibile (il testo dell'agenzia precisa che era coperta da omissis), si può comunque intuire che la scrittura privata risale al 2021, visto che vi si parla della sede nazionale in via Campo Marzio, che risulta tale a partire dallo statuto approvato appunto nel 2021. Oggetto dell'accordo sarebbe, a quanto si apprende, la cosiddetta "manleva", cioè l'impegno del M5S a esonerare Beppe Grillo da ogni responsabilità patrimoniale in caso di azioni giudiziarie relative all'attività del MoVimento stesso; a quell'impegno, tuttavia, sarebbero corrisposte varie contropartite. Tra queste, il lancio di agenzia citava l'impegno dello stesso Grillo "a non formulare in proprio e quale legale rappresentante" tanto del M5S-1 (la "non associazione" del 2009) quanto del M5S-2 (l'associazione del 2012) "alcuna contestazione" verso il M5S-3 (fondato nel 2017 da Davide Casaleggio e Luigi Di Maio, poi sostituito come capo politico da Vito Crimi e - col diverso ruolo di presidente - da Giuseppe Conte) "con riguardo all'utilizzo del nome Movimento 5 Stelle e/o del simbolo": in particolare, non si sarebbe dovuto contestare né il simbolo registrato dal M5S-3 come marchio (quello con il sito Ilblogdellestelle.it), né il simbolo "come finora modificato e in futuro modificabile, in tutto o in parte", inclusa dunque la versione attuale col riferimento al 2050, inclusa anch'essa nello statuto. 
Tra gli impegni presi da Grillo rientrerebbe anche una sorta di "divieto di concorrenza": il fondatore del M5S, in particolare, non dovrebbe "prestare collaborazione funzionale e/o strutturale ad altre associazioni che hanno quale finalità quella di svolgere attività in contrapposizione e/o concorrenziale" col M5S. Nel commentare questa disposizione, Antonio Atte nota che "qualora dovesse verificarsi una scissione o dovesse nascere una nuova forza politica filo-grillina antitetica al Movimento di Conte, Beppe Grillo non potrebbe lavorare con o per questa nuova formazione"; in effetti, è probabile che l'impegno sia anche più gravoso, nel senso che Grillo in teoria non potrebbe prestare - ammesso che voglia davvero farlo - la sua collaborazione con alcun partito, visto che ogni altra forza politica di fatto si porrebbe in concorrenza, se non addirittura in contrapposizione col M5S-3. 
Sempre nella scrittura privata si leggerebbe che l'accordo lì contenuto "è senza termine di durata", essendone prevista la risoluzione (dunque il venir meno) "solo con lo scioglimento dell'Associazione Movimento 5 Stelle" e in quel caso Grillo potrebbe beneficiare dell'esonero dalla responsabilità solo per "i contenziosi radicati entro 5 anni decorrenti dalla data di scioglimento" del M5S-3 (ma lo stesso documento fa salvi gli effetti "della manleva 2018", con riferimento al precedente accordo con cui, alla vigilia delle elezioni politiche del 2018, era stata concessa un'analoga copertura legale).
Secondo chi ha commentato per primo il contenuto della scrittura privata divulgato da Adnkronos, quell'accordo renderebbe impossibile qualunque azione di Beppe Grillo legata al simbolo, di cui pure l'associazione da lui presieduta (quella del 2012) è titolare. Sicuramente contestazioni "simboliche" sono scoraggiate, ma non è affatto detto che siano escluse. Non è dato sapere se l'accordo contenuto nella scrittura privata preveda anche delle penali nell'eventualità in cui una delle parti venga meno al patto; qualora non ci fossero penali, tuttavia, resterebbe aperta per Grillo la possibilità di rinunciare al proprio vantaggio (la manleva) per poter riacquisire la facoltà di revocare al M5S-3 l'uso del simbolo concesso all'atto della sua fondazione e, dunque, di contestare l'uso dei simboli attuali. 
Questa scelta, ovviamente, potrebbe generare contenziosi e, in ogni caso, potrebbe non essere risolutiva in sede elettorale, visto che - come si è ricordato pochi giorni fa - le norme in vigore da decenni tutelano con priorità le forze politiche presenti in Parlamento, incluso il M5S. In sede civile, tuttavia, un'eventuale decisione di un giudice che - anche solo in via cautelare - inibisse l'uso del nome e del simbolo al M5S-3 potrebbe avere effetti assai rilevanti, potenzialmente simili a quelli dell'ordinanza del tribunale di Napoli che, all'inizio del 2022, sospese cautelarmente le modifiche statutarie e dell'elezione di Giuseppe Conte alla presidenza, di fatto paralizzando temporaneamente il MoVimento; ciò, naturalmente, ammesso che un giudice sia disposto a ritenere corrette le ragioni alla base delle eventuali pretese di Grillo.
Certo, alla base resta sempre il problema non secondario della registrazione di un simbolo come marchio, di per sé poco compatibile con il mondo dei partiti e con quello delle elezioni: "La tendenza a registrare i simboli dei partiti come marchi è contrastata a livello giurisprudenziale, dove si ritiene che il diritto di proprietà individuale sul marchio non può sacrificare integralmente il diritto al suo da parte di un soggetto collettivo come un partito politico", ha dichiarato il costituzionalista Salvatore Curreri a Emilia Patta del Sole 24 Ore, in un articolo pubblicato oggi. Lui cita pure una vecchia ordinanza del tribunale di Palermo - sezione impresa e proprietà industriale (del 4 marzo 2015), emessa con riguardo all'associazione Dim, cioè Democrazia in Movimento e già analizzata a suo tempo su queste pagine: al suo interno si legge che "La specifica funzionalità del marchio, destinato ad individuare un prodotto o una attività commerciale, delimita l’ambito di tutela accordata, che mira proprio ad evitare il rischio di confusione tra i consumatori, sia per assicurare il diritto di esclusiva al suo titolare, sia per salvaguardare la buona fede dei soggetti contraenti. Il segno distintivo, così come il nome del partito politico, pare invece inquadrabile nella disciplina del nome di cui all’art. 7 c.c., quale strumento di individuazione del soggetto, e tutelato quale espressione dell’identità personale del gruppo di individui associati che si riunisce sotto l’ombrello di una determinata idea politica". 
Per Curreri, ciò significa che "il simbolo di un partito appartiene non ad un soggetto ma alla comunità politica che in esso si riconosce e che in tal senso può agire in sua tutela secondo l’art. 7 del codice civile". In teoria questa dovrebbe essere la norma e se ne può condividere lo spirito; non si può però ignorare come tanto il M5S-2 (nel 2013), quanto il M5S-3 (nel 2018) abbiano di fatto partecipato alle elezioni con uno statuto in cui si diceva espressamente che il contrassegno impiegato era stato concesso in uso da un diverso soggetto, che di quell'emblema era "unico titolare". Non si è trattato in effetti dell'unico, né del primo caso di "simbolo in concessione": nel 2006, per dire, lo statuto dell'associazione La Rosa nel Pugno - Laici liberali socialisti radicali conteneva la specificazione in base alla quale il simbolo della rosa nel pugno veniva concesso in uso esclusivo al nuovo soggetto giuridico fino al 2011 dal Partito radicale; dal 2014 fino al 2018, poi, lo statuto di Fratelli d'Italia conteneva il riferimento alla delibera del cda della Fondazione An che aveva concesso l'uso del simbolo di Alleanza nazionale. Certo, un conto è la concessione da parte di un soggetto collettivo, un altro conto è la concessione da parte di una singola persona (Beppe Grillo). Occorre dire che lo statuto originario del M5S-3 non è mai stato sottoposto - che si sappia - alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e controllo dei rendiconti dei partiti politici: non è quindi dato sapere se il passaggio in cui si parlava espressamente della concessione in uso del simbolo da parte del M5S-2 sarebbe stato oggetto di rilievi (formali o informali) di qualche natura. Il decreto-legge n. 149/2013 (che detta un minimo di regole sulla "democrazia interna" dei partiti) si limita a rilevare - all'art. 3, comma 1 - che il simbolo "costituisce elemento essenziale di riconoscimento del partito politico", che nello statuto dev'essere descritto (potendo "anche essere allegato in forma grafica) e che nome, sigla e simbolo "devono essere chiaramente distinguibili da quelli di qualsiasi altro partito politico esistente", senza che sia esclusa la possibilità di un simbolo "in concessione".
Nel frattempo, attraverso la rete si è diffusa la notizia della nascita (già il 27 novembre scorso) di un'associazione del terzo settore denominata Figli delle Stelle Odv: questa, nata sulla scorta di un documento presentato in vista dell'assemblea M5S, si propone di "rendere onore ai temi e ai principi che ci hanno accomunato e guidato nel corso di questi mesi", al fine di "garantire impegno sociale al servizio dei territori, per sostenere cultura socio-politica e volontariato civico nel solco del pensiero di Gianroberto Casaleggio", promuovendo "la partecipazione alla vita democratica e culturale del Paese in particolare tra i giovani" e garantendo "la sopravvivenza e la diffusione dei valori del vero MoVimento". A costituire l'associazione, guidata da Alessia De Caroli, sono stati soprattutto attiVisti che hanno contestato l'assemblea costituente di novembre (ritenendola poco trasparente) e intendono essere punto di riferimento per chi sente traditi i principi originari del M5S. Per l'occasione il gruppo - che ha precisato di non essere in contatto con Grillo - si è dato un fregio, nel quale emergono evidenti su fondo bianco cinque stelle (di forma e colore diversi rispetto a quelle del simbolo) e una persona con megafono (che ricorda un po' il megafono da cui escono le stelle del sito Ilblogdellestelle.it, un po' l'omino del Fatto Quotidiano). Difficile, molto difficile che - nonostante la forma circolare - quel simbolo sia stato pensato con un occhio alle schede elettorali; più probabile è che serva da aggregatore in vista di futuri sviluppi, all'interno del MoVimento ma magari non solo.

domenica 1 dicembre 2024

Restyling per Noi moderati: un "ponte tricolore" che guarda al Ppe

Noi moderati, il partito guidato da Maurizio Lupi, ha affrontato una nuova trasformazione, anche se stavolta ha avuto essenzialmente natura grafica. Non era stato così in passato: nel 2023, per esempio, il nome attuale era stato adottato - modificando lo statuto - sostituendo quello precedente di Noi con l'Italia, scegliendo così la denominazione che alle elezioni politiche del 2022 aveva distinto la federazione di quattro forze politiche diverse (oltre a Noi con l'Italia, Italia al centro con Toti - unico soggetto a essere ufficialmente confluito in Nm - Coraggio Italia e Unione di centro), proprio come Noi con l'Italia era stato il nome della federazione di centrodestra, già coordinata da Lupi, che aveva concorso alle elezioni politiche del 2018 insieme all'Udc (poi staccatasi, proprio come nel 2022) ed era poi divenuta il partito che ora si chiama - appunto - Noi moderati. 
Questa volta, come si diceva, la trasformazione è innanzitutto grafica: per lo meno, è quella più visibile fin dalle prime battute dell'assemblea nazionale che Noi moderati ha iniziato ieri e concluso oggi a Roma all'hotel Marriot. "La politica, come la vita, richiede dei momenti di riflessione - ha detto in apertura Maria Chiara Fazio, vicepresidente di Nm - momenti in cui è necessario fermarsi per comprendere, per riflettere, per decidere insieme qual è la strada migliore per correre verso quell'orizzonte che due anni fa insieme abbiamo deciso di raggiungere". 
Nel suo intervento iniziale, Maurizio Lupi ha sottolineato che Noi moderati nasceva nel 2022 come forza che, accanto alle altre tre che più o meno costantemente avevano caratterizzato il centrodestra (Forza Italia, Lega [Nord] e Alleanza nazionale), "poteva rappresentare, anche in maniera complementare, la grande tradizione di questo Paese: quella cattolica, da una parte, quella riformista e quella liberale dall'altra". Ha ammesso che, come sempre, "la somma di simboli non fa mai la somma dei voti di ogni singola sigla, ma quello era un progetto, una scommessa che da quel momento abbiamo voluto portare avanti, chiamandoci Noi moderati".
"Il primo segnale per aprirsi è anche rinnovarsi", un rinnovamento che per Lupi passa anche dal simbolo, contenente due punti fondamentali: il richiamo all'Italia popolare ed europeista, rappresentato dalla dicitura "Popolari per l'Europa", che indica chiaramente la collocazione politica di Noi moderati nell'area del Ppe, in attesa che sia formalizzato l'ingresso in quel soggetto politico - ed è significativo, in questo senso, il videomessaggio inviato da Manfred Weber, presidente del Partito popolare europeo, che ha sottolineato l'orgoglio di far parte di quella famiglia europea (del resto, proprio alle ultime elezioni europee Fi e Nm, come soggetti legati alla medesima area, hanno presentato liste comuni, "ottenendo più della somma dei loro voti" ha sottolineato Lupi) - e un ponte tricolore "che è per noi l'Italia", richiamando contestualmente l'invito (di Alcide De Gasperi?) a costruire ponti.  
Oltre che un ponte, il partito ha l'ambizione - come ogni forza politica, a ben vedere - di essere una casa. E Noi moderati di fatto si è ampliato con vari ingressi, a vario titolo. Se, per esempio, già nel 2023 il gruppo della Camera aveva accolto da indipendente Michela Brambilla, è stato ufficializzato pochi giorni fa l'avvicinamento a Nm dell'associazione Centro popolare, costituita da Mara Carfagna, Mariastella Gelmini e Giusy Versace: tutte e tre "nate" e cresciute in Forza Italia e passate nel 2022 ad Azione - in quota alla quale erano state elette grazie al risultato della lista comune con Italia viva - sono ufficialmente tornate nel centrodestra, dando maggiore corpo al progetto guidato da Lupi. Il loro simbolo, a fondo blu con due foglioline (una verde, più grande, e una rossa) si accosta a quello di Noi moderati, insolitamente vuoto e bianco - simile in un certo senso a quello di Forza Italia - e costituisce un esempio che potrebbe essere considerato e seguito da parte di coloro che nel 2022 hanno scelto il "terzo polo" da moderati che non guardano ai libdem.